Destra / sinistra. Europa / nazione

Cos’è la destra, cos’è la sinistra cantava Giorgio Gaber tanti anni fa. Di continuo ci si domanda quale sia la differenza. Per farla semplice si potrebbe adottare una spiegazione semplice: interesse vicino e ideale che rinvia ad un interesse più astratto e lontano.

Uno degli esempi è la lotta al cambiamento climatico. Secondo la versione progressista trasposta nel green deal, l’Europa è stata caricata di obiettivi globali pur avendo un impatto minimo sulle emissioni mondiali. I parametri stringenti (con sanzioni) che sono stati fissati hanno già prodotto un declino economico che andrà avanti a lungo. Per cosa se gli ipotetici benefici sul clima del sacrificio europeo si manifesterebbero comunque a distanza di molti decenni? La differenza si ripete: un danno certo e immediato in cambio di un vantaggio futuro e aleatorio. Un obbligo morale da un lato e un interesse concreto a commisurare i vincoli alle possibilità reali dall’altro.

Un interrogativo che incalza è posto dalla crescita dell’AFD in Germania. Quando, dopo anni di egemonia degli orientamenti europeisti e progressisti (in Germania anche i governi Merkel avevano questa impronta), molti tedeschi passano ad un partito che propone un’identità più riconoscibile, semplice e comprensibile bisogna chiedersi se si sia compresa questa richiesta che non ha nulla di neonazista e che poteva essere intercettata prima che la raccogliesse un partito di estrema destra e filorusso. Sono le stesse considerazioni che si adattano al caso Vannacci. Il suo libro – Il mondo al contrario – era sì un insieme di luoghi comuni e di banalità, ma conteneva anche molte risposte ad interrogativi che erano nell’aria da molto prima che si presentasse sulla scena. Dopo anni di pressione di modelli culturali che disconoscevano il valore delle tradizioni, dell’identità occidentale e del senso comune in nome di un rivolgimento che poi negli Usa si è tradotto nella cultura woke, la richiesta di un’identità più semplice e affidabile ha creato lo spazio nel quale si è inserito un movimento di estrema destra e, di nuovo, filorusso.

Prendiamo una questione che da tempo è diventata dominante: l’immigrazione. Cosa c’è dietro le proteste, il malcontento e il rifiuto di tanti che hanno trovato ascolto a destra? La dimostrazione che il modello egemone per molti anni progressista, di sinistra e cattolico fondato sull’apertura indiscriminata e sulla colpevolizzazione dell’occidente aveva fallito. Si giunse ad organizzare missioni navali per andare a cercare le imbarcazioni dei migranti in mare e spesso le navi delle ONG andavano a trasbordarli davanti alle coste libiche stravolgendo il dovere di soccorrere i naufraghi.

Il modello in base al quale era doveroso accogliere chiunque era quello del multiculturalismo che parificava culture le più diverse e incompatibili con quelle europee. A un certo punto si è avvertito chiaramente che quel modello era insopportabile tale era la distanza di valori e stili di vita. Inoltre, le persone hanno cominciato a vedere che il numero sempre crescente di immigrati stava cambiando la qualità della vita nelle città peggiorandola. Il pretesto della necessità di manodopera giovane si scontrava con l’evidenza della grande difficoltà di assimilazione degli immigrati. C’era e c’è bisogno di lavoratori, ma specializzati, formati e capaci di esprimersi in italiano requisiti molto rari tra i migranti irregolari. A contrasto con queste difficoltà era diventato evidente che molti imboccavano la via della criminalità e non venivano espulsi date le enormi difficoltà di farli riprendere dai paesi di origine e di superare le barriere giudiziarie esageratamente garantiste (i casi di liberazione da un CPR con i pretesti più diversi sono stati molti). Inspiegabilmente nessun governo ha voluto cambiare la Bossi-Fini e così si è creato un miscuglio perverso tra rigidità normativa e caos nella gestione degli immigrati fino all’assurdo di un governo (Renzi 2014) che si è accollato tutti gli sbarchi dal Mediterraneo in cambio di flessibilità di bilancio.

Ed ecco il capolavoro. Nel passato è stata creata una gabbia giuridica che ha incanalato le azioni dei paesi europei costringendoli ad un esasperato garantismo e ad un oggettivo aiuto all’immigrazione clandestina. Così va definita la combinazione tra divieto assoluto di respingimenti, obbligo di accoglienza dei richiedenti asilo, obbligo di farsi carico dei minori e dei malati (non pochi i casi di persone arrivate per curarsi), divieto di privazione della libertà personale. Mai nella storia dell’umanità è stato creato un trattamento di questo tipo in base a norme che in nessun altro paese del mondo vengono rispettate.

Ancora una volta si contrappone l’interesse concreto all’idealismo velleitario che è evidentissimo nell’art 10 della Costituzione italiana (Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica) che, se fosse applicato alla lettera, costringerebbe a far entrare decine di milioni di africani ed asiatici.

Una colpa delle classi dirigenti è stata aver ignorato l’aggancio agli interessi concreti in nome di un idealismo spesso velleitario.

In Europa gli interessi nazionali si sono mascherati con un europeismo di maniera basato su richiami retorici e astratti e hanno consentito alla Commissione europea di plasmare l’Unione come una potenza regolatoria trasmettendo l’idea che il resto del mondo si sarebbe adeguato. Mario Draghi sta provando da anni a convincere i governi che il federalismo non è “lo spirito di Ventotene” tanto affascinante quanto astratto, ma una politica della difesa, una politica dell’energia e una politica industriale che permetta l’affermazione di “campioni” europei in grado di competere sulla scena globale. Il resto ossia le normative di dettaglio vengono dopo.

Ancora una volta l’esempio è quello del green deal. La Cina ci ha messo decenni per costruire le basi del monopolio sulle materie prime alla base della rivoluzione delle rinnovabili e dell’elettrico senza risparmiare carbone e inquinamento ambientale. Ha prima costruito le basi industriali senza porsi limiti e badando soltanto al suo interesse nazionale. In Europa si fissavano scadenze rigide per la decarbonizzazione, si chiudevano raffinerie e miniere e non se ne aprivano altre, si rifiutavano giacimenti di petrolio e gas senza curarsi né dell’industria né dell’energia. La risposta è stata sanzioni e tasse.

L’invasione dell’Ucraina sta rimettendo le cose a posto. I paesi europei stanno sostenendo la resistenza ucraina contro l’espansionismo russo praticamente da soli e sono costretti a concentrarsi sugli interessi comuni fuori da ogni retorica perché l’espansionismo russo e la pressione islamista minacciano la stessa sopravvivenza dell’Unione e dei nostri sistemi liberali. La semplice verità che sta emergendo, ma che ancora molti europei non hanno capito è che il mondo è cambiato e che l’unione è necessaria per diventare una potenza

Claudio Lombardi

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