LA VERITA’ SEMPLICE DEL 7 OTTOBRE
Non c’è nulla di misterioso, non c’è nulla di non detto. La verità è nella strategia non nei dettagli. Sì Netanyahu fu avvisato e non agì. Per malafede? Ovviamente no. In quel groviglio di tensioni, provocazioni, mistificazioni e scontri che è il conflitto tra Israele e i palestinesi può capitare di non credere ad un avvertimento. Come capo del governo Netanyahu dovrebbe pagare il suo errore e ci dovrebbe essere una commissione di inchiesta che stabilisca torti e ragioni. Non è questo il punto così come non lo è l’aver permesso il passaggio di soldi dal Qatar ad Hamas. Ci si può legittimamente illudere che dare da mangiare ad una belva feroce aiuti a mantenere la stabilità. La disonestà intellettuale è di chi accusa Netanyahu di aver fatto ciò che, se non avesse fatto, gli avrebbe procurato critiche feroci per la sua volontà di affamare Gaza (ovvero Hamas che era il padrone assoluto di Gaza). Questi dettagli sono amati dai giornalisti sempre in cerca di visibilità che sguazzano nel chiacchiericcio, gli stessi che in questi anni hanno coltivato la disinformazione assumendo come verità assoluta la propaganda di Hamas. Un esempio di giornalismo asservito ad un’ideologia parafascista da segnare negli annali della vergogna.
Il cuore della questione è la strategia di Hamas con dietro l’Iran e le milizie da questi finanziate e armate. Nel 2023 si era vicini al reciproco riconoscimento tra Israele e Arabia Saudita sull’onda di quei Patti di Abramo che tracciavano una rotta di pace duratura per l’intero medio oriente. L’Iran e la Fratellanza musulmana (fuori legge in alcuni paesi arabi, ma molto presente in quelli europei) volevano bloccare questo processo. Il 7 ottobre con la sua ferocia cercata ed esibita, doveva servire a suscitare una reazione estrema di Israele tale da far entrare nel conflitto altri stati arabi sull’esempio delle guerre del passato. Da un lato la pace, gli Accordi di Abramo, dall’altra la guerra totale e permanente degli islamisti.
Questi avevano il genocidio degli ebrei nei loro programmi e non lo nascondevano. Avevano lo strumento per provocare una guerra sanguinosa, i palestinesi, allevati nell’odio proprio per usarli come carne da cannone. Mancava il “fatto” eclatante che facesse deflagrare il conflitto.
La situazione prima del 7 ottobre e nonostante Hamas fosse finanziato copiosamente, nonostante gli aiuti internazionali fluissero in abbondanza e fossero tutti sequestrati da Hamas per organizzare una macchina bellica poderosa, non era di stabilità. Le provocazioni da Gaza non si erano mai interrotte dal 2006 quando Hamas assunse il potere. Israele doveva convivere con un vicino che compiva di continuo azioni di guerra. E lo faceva da un territorio che era, di fatto, un piccolo stato palestinese libero dalla presenza israeliana e autonomo. La narrazione è che fosse una prigione a cielo aperto detto dagli stessi che poi hanno accusato Netanyahu di aver fatto passare valige piene di soldi e ogni genere di materiale. Una prigione dove sono stati costruiti da 500 a 700 km di tunnel organizzati per la guerra ed è affluita una enorme massa di armi e materiale bellico per rifornire un esercito di decine di migliaia di persone non è una prigione, ma una minaccia mortale. Ovviamente Gaza dovrebbe segnare la parola fine ad ogni stato palestinese per almeno un secolo perché si è dimostrato che i palestinesi non sanno esprimere una classe dirigente che non sia votata alla guerra.
Dunque fissiamo i primi punti: Hamas e l’Iran volevano la guerra per bloccare il processo di pace; la trasformazione di Gaza in una fortezza militare era completata grazie ai soldi del Qatar, di altri stati arabi e degli aiuti internazionali (ONU in primis); il popolo di Gaza era lo strumento da sacrificare per bloccare Israele con un mare di cadaveri perché i capi di Hamas sapevano che le forze armate israeliane non avrebbero mai compiuto uno sterminio, ma era necessario che ci fossero tanti morti per vendere in occidente l’immagine di un Israele genocida. Ricordiamo cosa dissero i capi di Hamas a guerra in corso? Che ci voleva tanto altro sangue di donne e bambini. Loro avevano organizzato per bene il massacro. Ogni edificio civile e poi ogni tendopoli era una base di attacco alle truppe israeliane. Dopo, i miliziani si rifugiavano nei tunnel che erano vietati ai civili (anche questo lo dissero chiaramente) e solo loro rimanevano sotto le bombe che rispondevano agli attacchi. E gli edifici fatti crollare sui militari israeliani non sono forse stati la causa della distruzione di una parte del territorio? Questa parte della verità non è stata raccontata dai giornalisti europei e non compare in NAZA quell’ignobile film di propaganda per riabilitare Hamas che circola adesso in Europa. Una carrellata di interviste anonime che vanno contro ogni logica. Se l’IDF avesse voluto compiere un genocidio sarebbe bastato un mese di bombardamenti senza bisogno di nessuna valutazione di impatto dei danni collaterali. Non ci sarebbe stato bisogno di nessun avviso alla popolazione di sgomberare le zone di combattimento annunciandole in anticipo (quale esercito comunica prima dove intende attaccare?). Basta poca intelligenza per capirlo, ma i registi hanno fatto bene i loro calcoli. L’opinione pubblica dei paesi europei è stata drogata di disinformazione ed ha aderito in massa al programma di Hamas (Palestina libera dal fiume al mare), i partiti di sinistra in gran parte sono diventati tutti filo Hamas dunque si poteva vendere qui un prodotto schifoso e falso sicuri che tutti l’avrebbero comprato.
Il problema è come se ne esce. Nel passato o in altre parti del mondo sarebbe stato fatto ciò che era necessario per liberare i palestinesi dagli islamisti come fu fatto in Germania per liberare i tedeschi dal nazismo. Sono svolte storiche che non si fanno con le chiacchiere, ma, come si sa, solo Israele non deve liberarsi dai nemici.
Dopo il 7 ottobre gli islamisti fanatici della guerra hanno trionfato nella comunicazione e oggi in Europa dominano loro nei media e le vie della crescita politica sono spalancate. I partiti di sinistra fungono da traghettatori. La massa degli immigrati, coordinati da moschee dove predicano imam diretti dai paesi islamici, sono un deterrente che fa paura ai governi. L’insurrezione in atto in Francia da alcuni giorni è una prova di forza dell’alleanza tra sinistre estreme e radicalismo islamico che ha il suo esercito nei giovani delle periferie dove peraltro dominano le gang di trafficanti di droga. Radicalismo politico, islamico e criminalità comune si saldano nell’assalto allo stato francese trascinando una massa di giovani eccitati dalla possibilità di riconoscersi in uno scontro con il potere. Sono ridicoli quelli che parlano della situazione delle scuole come se potesse essere la causa scatenante. Un’insurrezione perché manca qualche professore. Che assurdità.
No la posta in gioco è grande e deriva da quel 7 ottobre. Rovesciare i rapporti di forza in medio oriente per bloccare gli Accordi di Abramo, affermare una presenza islamica in Europa occupando spazi sociali e politici, sabotare l’unione europea. In questo la piattaforma islamista e di sinistra si incontra con la strategia di Mosca. Per ora si demolisce, poi il più forte costruirà un nuovo equilibrio. E non saranno le sinistre come al solito utili idioti di altri
Claudio Lombardi



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