Chi comanda in Iran

Questo articolo tratto dal sito www.setteottobre.com pone una questione cruciale: i regimi dittatoriali si basano su strutture che uniscono la forza repressiva/militare al potere economico e questo li rende difficilmente incrinabili dalla sola volontà popolare. Occorre che si spezzi l’intreccio nella classe dirigente e spesso questo può avvenire se intervengono forze esterne a mettere in crisi la stabilità del regime.

“Se si vuole capire chi governa davvero l’Iran, bisogna smettere di guardare ai presidenti e cominciare a osservare le strutture che non cambiano mai. Al centro di questo potere stabile, opaco e pervasivo c’è il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, i Pasdaran. Non si tratta di un esercito nel senso classico, ma di un vero e proprio Stato parallelo.

Nati subito dopo la rivoluzione del 1979 come milizia ideologica incaricata di difendere il nuovo ordine, i Pasdaran diventano decisivi durante la guerra Iran-Iraq. È lì che si trasformano da forza rivoluzionaria a colonna portante del regime. Combattono, muoiono, si radicano nel territorio e soprattutto imparano una lezione fondamentale: chi controlla la sicurezza controlla il futuro.

Oggi i Pasdaran non sono soltanto una forza militare. Sono infatti un impero economico, una rete politica, un apparato di intelligence e una cinghia di trasmissione ideologica tanto che gestiscono o influenzano settori chiave dell’economia come l’energia, le grandi opere, le telecomunicazioni, i trasporti, la finanza, e molte aziende, formalmente private, sono in realtà riconducibili a loro, attraverso fondazioni, prestanome o società schermate. Le sanzioni occidentali, paradossalmente, ne hanno rafforzato il ruolo, perché hanno spinto l’economia iraniana verso circuiti opachi che solo loro sanno controllare.

Sul piano politico, i Pasdaran non governano direttamente eppure hanno la capacità di condizionare tutto. Ex comandanti siedono in parlamento, nei ministeri, nelle amministrazioni locali e nessuna decisione strategica viene presa senza il loro consenso e le elezioni servono a rinnovare qualche faccia ma non certo gli equilibri. Prova ne sia è che quando un presidente prova a spingersi oltre, viene rapidamente riportato nei ranghi.

Il rapporto con la Guida Suprema è centrale. Ali Khamenei non è un semplice arbitro religioso, ma il perno di un sistema in cui clero e apparato militare si sorreggono a vicenda. I Pasdaran garantiscono la sicurezza del regime; la Guida garantisce loro sia legittimità, che risorse e impunità. È un patto non scritto eppure di vera solidità.

All’interno dei Pasdaran, un ruolo cruciale è svolto dalla Forza Quds, l’unità incaricata delle operazioni all’estero. È attraverso questa struttura che l’Iran costruisce la propria influenza regionale, sostiene milizie alleate, tiene aperti più fronti senza esporsi direttamente. La politica estera iraniana, in larga parte, passa da qui e non dal ministero degli Esteri.

Questo sistema spiega perché ogni tentativo di riforma profonda fallisce. Non perché manchino politici più moderati, ma perché il vero potere non risponde a loro. Del resto i Pasdaran non hanno interesse a un Iran normalizzato e la tensione permanente è il loro ambiente naturale, il contesto che giustifica il loro peso e la loro centralità.

Chi osserva l’Iran solo attraverso le sue istituzioni formali vede un Paese contraddittorio mentre chi guarda ai Pasdaran vede una linea chiara e razionale perché è lì che si decide cosa è possibile e cosa no”

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