DAZI: la lezione e la fotografia
Chi la butta sul personale (Ursula von der Leyen inadeguata), chi si rinchiude nel suo orticello più ristretto (il povero vino! I poveri formaggi!), chi fa il gradasso (bisognava dargli un pugno sul muso a Trump). Tutti mostrano di non accorgersi del disastro che si annuncia. Quale? Quello di una struttura istituzionale europea che non serve più a nulla. Unanimità per 27 stati uguale paralisi e mediazione al ribasso tra piccoli interessi nazionali. Regolazione ossessiva di dettagli senza incidere su nulla, oppure presi da un salottiero delirio di onnipotenza proclamarsi guida mondiale della lotta ai cambiamenti climatici preparando il suicidio dell’industria europea. Diciamo la verità: sarebbe meglio che saltasse questa Ue e che se ne costruisse un’altra tra i paesi più forti e convergenti sulle politiche. È quello che è avvenuto con l’euro ed è quello che sta avvenendo con la difesa tra Regno Unito, Francia, Germania.
I dazi non sono la fine del mondo, ma una dura lezione e la fotografia della realtà. La politica, troppo spesso più attenta ai sondaggi che alle strategie, diseduca i cittadini e stimola in loro la rabbia, l’insoddisfazione e l’irresponsabilità. Come stupirsi se poi votano i peggiori demagoghi che fanno loro promesse irrealizzabili spesso in esecuzione di piani avallati da Mosca?
30 luglio 2025


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