Lo dice Khamenei che la guerra è inevitabile

Bisogna prendere atto della realtà, ma per farlo occorre capovolgere una ingenua illusione che permea il nostro mondo occidentale fondato sui valori di libertà e sulla fiducia nel diritto: il mondo non nasce dalle nostre idee, ma è il frutto del caos ovvero dell’interazione di una pluralità di attori diversi pochi dei quali razionali.

L’ultimo discorso della guida suprema iraniana è uno schiaffo in faccia a chi crede ciecamente nelle virtù del dialogo e ripudia la guerra. Il discorso di Khamenei è una dichiarazione di guerra perpetua ad Israele e agli Usa e, quindi, all’intero occidente. Le parole d’ordine sono sempre quelle del 1979: “Morte all’America e ad Israele”, ma l’appello è all’intero mondo islamico perché si unisca sotto la guida dell’Iran. Si dice che quel programma dovrà unire la “umma” ovvero la comunità dei fedeli di tutto il mondo di cui si invoca la resurrezione perché si unisca al fronte della resistenza già attivo in Libano, in Palestina, in Iraq, in Siria, in Africa, nello Yemen, in Afghanistan e persino in Pakistan. Ma l’appello si estende “a tutte le nazioni libere del mondo” con ciò intendendo tutte quelle che rifiutano l’amicizia con l’occidente e include i milioni di immigrati musulmani nei paesi occidentali. Siamo molto vicini all’appello di Abu Muhammad al-Adnani portavoce dell’Isis che invitava i musulmani a colpire i civili occidentali con qualsiasi mezzo disponibile (pietre, coltelli o automobili).

Il discorso unisce l’Iran di oggi alla nascita della Repubblica islamica 47 anni fa attraverso “l’arma di ‘Allahu Akbar’”. Una menzione speciale è riservata al medio oriente con una minaccia precisa: ” le nazioni e i territori della regione non saranno più uno scudo per le basi americane “.

Un discorso di guerra che riflette la vittoria (di fatto) iraniana nella guerra con Usa e Israele e che fa della Repubblica islamica il motore della resistenza all’occidente in tutto il mondo. In pratica è un annuncio di ricorso al terrorismo su larga scala e dell’intenzione di sottomettere il medio oriente.

Se questo è il programma e se le azioni dell’Iran sono sempre state coerenti bisogna arrendersi all’evidenza e cercare di piegare la forza di attacco islamista prima che si doti della bomba atomica. Con quel programma, infatti, come si può credere che l’Iran voglia rinunciare all’arma che gli consegnerebbe il dominio nel mondo islamico in medio oriente? Quel programma esclude ogni ipotei di pacifica convivenza. Ci possono essere tregue, finzioni, paus tecniche per riarmarsi, ma la pace no.

Noi occidentali non vogliamo la guerra perché abbiamo tutto da perdere. I fanatici che anelano al martirio non hanno questo interesse perché dalla guerra e dalla sottomissione di altri paesi traggono le loro risorse. Trump ha iniziato un’avventura che non ha il coraggio di portare fino in fondo perché l’opinione pubblica non guarda oltre il suo naso e non si rende conto che la pace si conquista anche sconfiggendo i nemici che vogliono la guerra a tutti i costi. Con quel programma lo scontro con l’Iran sarà inevitabile, ma Chiesa cattolica, sinistra e pacifisti hanno già pronta la strategia giusta: LA RESA. E si può essere certi: la classe dirigente islamista non cederà perché non ha nessuna remora a sacrificare il suo popolo esattamente come Hamas ha dimostrato di saper fare a Gaza dove ha organizzato scientificamente il massacro dei gazawi.

Nel mondo soccombe che non ha il coraggio di difendersi.

Claudio Lombardi

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