Cosa ci dice il Giappone (di Claudio Lombardi)

Nel disastro che ha colpito il Giappone tre cose si capiscono con chiarezza.

1. La natura è forte, le catastrofi possono avvenire e colpire gli esseri umani. È sempre pericoloso sottovalutarle o pensare che capiterà a qualcun altro o “chissà fra quanto tempo e noi intanto pensiamo ad altro”.

2. La prevenzione è possibile ed indispensabile per limitare le vittime e i danni. Il terremoto che ha colpito il Giappone è uno dei più violenti nella storia conosciuta dell’umanità e il più forte in quell’area del mondo. Eppure le distruzioni di cui vediamo in queste ore le immagini sono state quasi tutte causate dallo tsunami perché in Giappone da molti anni la prevenzione è una cosa seria e gli edifici e le infrastrutture sono costruite con criteri antisismici. Se non fosse stato così, adesso, le vittime si conterebbero a decine di migliaia e, forse, anche di più. Alla prevenzione è stata accompagnata un’opera di informazione e di addestramento ai terremoti che ha permesso ai giapponesi di reagire, per quanto possibile, in modo da limitare i danni.

Fare sul serio è, quindi, indispensabile se si vogliono affrontare le catastrofi come un evento naturale possibile con il quale siamo costretti a convivere.

La differenza con quanto accaduto in Italia nemmeno due anni fa a L’Aquila è impressionante e ci mostra l’incoscienza, l’arretratezza culturale e la colpevolezza dei comportamenti di chi, avendo il potere, ha sempre evitato di affrontare sul serio il rischio terremoti. Persino le semplici frane non siamo stati capaci di affrontare e di prevenire; in molti casi le abbiamo determinate e favorite con una gestione del territorio dissennata che ha spianato la strada a conseguenze tragiche di eventi naturali persino banali come sono un periodo di forti piogge o l’ingrossamento di fiumi e torrenti.

Le costruzioni e le opere civili sono state quasi sempre contrassegnate dal disinteresse non solo per gli interessi generali, ma anche per quello delle stesse persone che hanno accettato di abitare in edifici palesemente inadeguati e pericolosi.

Come ha dimostrato il terremoto in Abruzzo persino in ospedali e scuole non sono state rispettate elementari regole di prevenzione antisismica. Ogni anno le rilevazioni sulla sicurezza degli edifici scolastici, in primis quella condotta da Cittadinanzattiva, ci dicono che i bambini e i giovani studenti italiani corrono seri rischi perché “abitano” per molte ore al giorno, insieme con gli insegnanti e il personale amministrativo, in scuole pericolose.

Ogni anno si ripropone il problema e ogni anno si interviene solo su una piccola parte delle scuole perché, si dice, mancano i soldi.

No, non sono i soldi che mancano, come si capisce benissimo quando scoppiano gli scandali sulle varie cricche che derubano lo Stato che i soldi riescono sempre a trovarli o come si capisce dalle somme colossali gettate al vento facendo finta di affrontare “terribili” emergenze come da 14 anni succede in Campania con lo smaltimento dei rifiuti.

Quale maledizione pesa sugli italiani che continuano ad accettare come fatalità governi disonesti e politici corrotti e collusi con la criminalità organizzata e inveiscono contro fenomeni naturali prevenibili e, in parte, gestibili come se fossero soggetti male intenzionati che ce l’hanno con noi?

3. L’energia nucleare non è sicura e rappresenta un rischio inaudito per l’umanità e per la vita sulla terra. Come tutti stiamo sentendo in queste ore una centrale nucleare in Giappone è stata danneggiata seriamente e vi è il rischio della fusione di un reattore. In termini assoluti si tratta di una piccola percentuale di danni rispetto alle centrali colpite dal sisma e a quelle installate.

Però le conseguenze non si misurano in percentuali quando si tratta di nucleare. Le autorità giapponesi sono state costrette a far uscire vapore radioattivo per tentare di limitare effetti ancora più devastanti. In un raggio di oltre 10 km dalla centrale stanno evacuando circa 50 mila persone.

Ecco cosa succede quando c’è un incidente in una centrale nucleare. Se si fosse trattato di una centrale eolica o fotovoltaica al massimo cadevano a terra i pannelli solari o i piloni e si trattava di rialzarli (a meno che non ci fosse qualcuno sotto), ma finiva lì. Non c’è bisogno di tante parole per decidere che l’energia nucleare non deve proprio essere presa in considerazione se non come ultima risorsa per un’umanità alla disperata ricerca di energia e priva di alternative. Farla come prima scelta senza prima aver esaurito ogni altra possibile fonte sfiora la dissennatezza.

Claudio Lombardi

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