I nei della legge di stabilità: contante e Imu

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Due misure della legge di stabilità hanno attirati i maggiori commenti: Imu sulla prima casa e limiti al contante.

Di imposte sulla casa si parla da tanto e il dibattito è diventato ormai logorante, ma alcuni punti sono chiari. Per gli economisti sembra assodato che le imposte sul patrimonio danneggino la crescita meno di quelle sui redditi. Poiché di entrate fiscali l’Italia ha bisogno e poiché il problema principale è quello della crescita l’imposta sulla prima casa non dovrebbe essere abolita.

imposte sulla casaC’è chi afferma (la vicesegretaria del PD Debora Serracchiani per esempio) che il problema è la mancanza di un catasto affidabile ed equo. Così, invece, di sistemare il catasto si preferisce abolire l’imposta. Strano ragionamento. Estendendolo si potrebbe considerare l’evasione fiscale che stravolge la progressività del sistema fiscale, causa sufficiente per sopprimere l’imposizione sui redditi.

Stupisce, inoltre, che, dopo un ventennio in cui tutti i partiti hanno esaltato l’autonomia dei comuni ed il ruolo dei sindaci, si tagli un’imposta che è particolarmente congeniale alla finanza municipale. Sarebbe, invece, meglio lasciare margini di autonomia alle amministrazioni locali, così un sindaco di sinistra potrebbe far pagare ai suoi concittadini un’imposta sugli immobili elevata in cambio di servizi, di asili e di un sistema di trasporti efficiente; un sindaco di destra potrebbe abolire l’IMU tagliando i mezzi pubblici e stabilendo che i suoi concittadini dovranno fare affidamento sul libero mercato per i servizi.

autonomia fiscale sindaciNon convince proprio il fatto che il governo indennizzerà i comuni per il mancato gettito dell’IMU perché in questo modo la finanza locale torna a vivere di trasferimenti statali proprio quando con l’elezione diretta dei sindaci dovrebbe essere esaltata la responsabilità verso i propri cittadini. Se aumenta la dipendenza dal governo centrale viene stravolto il vecchio, ma sempre valido, principio “no taxation without representation”. Che poi potrebbe anche valere al contrario “no representation without taxation”. Ovvero: è sbagliato caricare di responsabilità chi non ha autonomia finanziaria.

E’ discutibile anche la decisione del governo di innalzare il limite del contate a 3.000 euro.

Economisti di fama mondiale usano più di un metodo per stimare l’evasione fiscale, e tra questi vi è spesso un modellino che stima almeno in parte l’evasione fiscale sulla base della circolazione del contante.

pagamenti in contantiFra quelli che mettono in relazione l’uso del contante e l’evasione fiscale e quelli che sostengono il contrario portando gli esempi virtuosi dei paesi nordici e della Germania c’è un ampio ventaglio di posizioni.

Particolarmente sensibili al tema sono gli albergatori. Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli sottolinea che in questi anni di crisi gli operatori del turismo ed il commercio nelle località di villeggiatura hanno tamponato i danni grazie ai clienti stranieri, che non scontando limiti nei loro paesi sono abituati a pagare tutto in contanti. Altri operatori del settore turistico sono più espliciti. Dicono che in questi anni hanno lavorato molto con clienti stranieri, in gran parte russi, che spendono molto, non sono neanche troppo sensibili al prezzo che pagano, ma non vogliono assolutamente che i loro pagamenti siano tracciati. Forse la legge di stabilità si rivolge a loro? E poi, sono tutti come i russi? Mah.

In ogni caso è abbastanza evidente che la correlazione tra inesistenza di limiti al contante e bassa evasione nei paesi nordici è assolutamente spuria. Infatti se si guarda non ai limiti legali, ma alla circolazione reale del contante risulta che l’Italia, insieme alla Grecia (e non certo la Germania!), sono i paesi dell’Europa occidentale in cui oltre l’80% delle transazioni viene regolato in contanti. Non sarà certo un caso che siano due paesi con un’evasione fiscale esplosiva.

evasione fiscaleC’è poi chi dice che la riduzione del limite all’utilizzo del contante, da quando esiste, non ha contenuto l’evasione fiscale. Affermazione non dimostrata. Infatti, nei periodi di crisi cresce la pressione sulle imprese e conseguentemente la propensione ad evadere. E’ quindi probabile che l’abbassamento della soglia per i pagamenti in contante stabilita dal governo Monti abbia contribuito a contenere l’evasione, ma non abbastanza per bilanciare i fattori che hanno giocato nel senso opposto.

È abbastanza evidente che l’abolizione dei limiti al contante avvantaggia chi vuole far perdere le tracce dei suoi maneggi di denaro sia per evadere il fisco che per attività illecite come lo spaccio di droga, la ricettazione, il riciclaggio di denaro sporco.

Insomma forse prima di togliere i limiti all’uso del contante dovremmo somigliare un po’ di più ai migliori esempi europei

Salvatore Sinagra

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