Mobilità a Roma: i tagli costano di più (di Claudio Lombardi)

Ma che succede a Roma? Non capita tutti i giorni che 100 comitati e associazioni civiche si mettano contro un sindaco che è anche Commissario delegato all’emergenza del traffico e mobilità e ne denuncino le inadempienze chiedendo al Governo di toglierli i poteri di Commissario e di non rinnovare la dichiarazione di stato di emergenza per il 2012.

È proprio ciò che è accaduto a Roma in questi giorni con la presentazione di un dossier sulla mobilità e l’apertura di una vera e propria vertenza nei confronti del sindaco Alemanno. Protagoniste della vertenza sono  100 associazioni e comitati dell’ area metropolitana di Roma riunite in 5 Reti: MOBILITIAMOCI, CALMA, Coordinamento Comitati NO PUP, Coordinamento Residenti Città Storica, Coordinamento Romaciclabile. 5 Reti di  associazioni civiche impegnate per contrastare  il degrado civile e amministrativo di Roma.

Nel dossier si espongono tutti i dati che documentano il drammatico peggioramento della mobilità in città e si pongono al Sindaco-Commissario domande stringenti sui risultati della sua gestione.

Dai costi della congestione da traffico che sono insieme costi economici e di salute, alla riduzione dei parcheggi di scambio, all’incremento in soli quattro anni dal 50% ad oltre il 66% dell’uso dei mezzi privati, al numero di morti per incidenti stradali fra i quali oltre un quarto sono pedoni, all’impiego dei vigili urbani, alla lentezza con la quale procedono le opere infrastrutturali per realizzare le nuove linee di metropolitana.

Se a questo quadro si aggiunge il caos che regna per il numero esorbitante di veicoli che transitano e sostano in una rete stradale comunque molto vecchia e non concepita per una tale mole di traffico si ha una visione piuttosto realistica di una situazione della mobilità nella capitale che costa tanto ai cittadini, che pesa sulle loro tasche e che peggiora la loro qualità di vita.

Sul fronte del trasporto pubblico pessime notizie. Proseguono le proteste per l’aumento del prezzo del biglietto da 1 a 1,5 euro. Si protesta perché all’aumento del 50% corrisponde addirittura un peggioramento del servizio con attese alle fermate che facilmente superano i 30 minuti, con mezzi pubblici in pessime condizioni igieniche, con scale mobili ferme nelle stazioni della metro, con il trasporto ferroviario locale in stato pietoso e sempre in ritardo.

Se si desidera un esempio di cattiva politica eccolo qui descritto. Una cattiva politica perché non risolve i problemi e non sa nemmeno immaginare un progetto per il quale valga la pena di investire.

Si parla tanto di risparmi e di tagli, ma tagliare sul trasporto pubblico produce un incremento di quello privato dato che le persone non possono certo stare ferme e i costi sociali aumentano a dismisura. I costi occulti da disservizio poi pesano su ognuno, ma pesano sull’efficienza del sistema nel suo complesso e rendono meno attraente vivere in una città mal organizzata. Tutto viene condizionato e limitato dai disservizi e la mobilità in particolare è il sistema che fa funzionare tutta la città. Certo possiamo tagliare il più possibile e poi che facciamo? Scriviamo una bella cifra nel bilancio e viviamo tutti peggio?

Claudio Lombardi

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