Il nostro interesse nazionale si fa con l’Europa
Il sondaggio parla chiaro: una netta maggioranza degli italiani sarebbe contraria ad inviare aiuti militari all’Ucraina. Sondaggio sbagliato? Probabilmente, ma dispiace per Giorgia Meloni che dal 2022 è schierata a fianco dell’Ucraina invasa, ma che guida il governo di un paese che esprime un’idea opposta dovendo anche tener conto dei filorussi che fanno parte della sua maggioranza così come di quelli che sono saldamente insediati nell’opposizione, tra gli intellettuali, nei media. Forse se si facesse un sondaggio per chiedere quanto siano favorevoli gli italiani ad un radicale cambio di alleanze e di collocazione internazionale dell’Italia per abbandonare l’Occidente e aggregarsi alla Russia si avrebbe una risposta decisamente negativa perché un conto è essere menefreghisti e concentrati sui propri affari quotidiani, un altro scegliere di condividere il destino di una potenza stracciona dominata da un’oligarchia immersa nella corruzione.
Ovviamente l’interrogativo che si impone è: ma che visione hanno gli italiani dei rapporti internazionali a cominciare dall’Europa? Sono consapevoli che l’Italia lasciata a sé stessa crollerebbe nel giro di pochi anni? Si rendono conto che l’enorme debito pubblico frutto anche della facilità con la quale sono state dilapidate le risorse pubbliche per comprare consenso, tirerebbe a fondo il nostro paese?
La situazione è seria perchè una parte importante degli stati europei e la stessa Ue stanno sostenendo lo sforzo bellico ucraino dopo l’abbandono degli USA e lo fanno perché, se cade l’Ucraina, la Russia continua nel suo progetto di ricostituzione dell’impero russo e lo farà con altre guerre. Un progetto nel quale l’Europa è destinata a sfaldarsi e a diventare un vassallo.
Se abbiamo potuto vivere in pace e perseguire il nostro benessere lo dobbiamo alla Nato e agli Stati Uniti non alla fortuna o alla presenza del Vaticano a Roma o alla nostra capacità di elaborare altisonanti sermoni sulla pace.
Dunque non di un sondaggio c’è bisogno, ma di insegnare agli italiani che alla difesa dell’Ucraina non c’è alternativa perché dall’esito della guerra dipenderà il nostro futuro.
Il passaggio ineludibile cui l’imperialismo russo ci obbliga è fare dell’Europa una potenza geopolitica dotata di una deterrenza anche al livello atomico e di una grande capacità di difesa.
La situazione è drammatica perché gli stati europei sono presi tra due fuochi più un “amico” potente che si è stufato di difenderci a spese sue. Oltre a quello russo c’è il fuoco dell’islamismo che cova da decenni in medio oriente. Non si può ignorare che il radicalismo islamico che fa capo alla Fratellanza musulmana e alla Repubblica islamica dell’Iran domina la scena e che i paesi arabi che avevano imboccato la via degli Accordi di Abramo fondati sulla pace con Israele si stanno ritirando intimoriti dalla grande capacità offensiva iraniana che è riuscita ad imporsi anche agli Stati Uniti e che si avvale dell’aiuto russo, cinese e della Corea del nord. Un blocco di forze aggressive che aprono la strada al predominio cinese, ognuna delle quali però fa il suo gioco.
La penetrazione islamica in Europa è in corso da molti anni e risponde ad un progetto di lunga durata che passa dai numeri dell’immigrazione, dalla costituzione di comunità chiuse nel culto della propria cultura, dall’aumento dei fedeli islamici, dal loro coordinamento con una rete di moschee e luoghi di aggregazione, dalla costituzione di spazi per la sharia, dalla presenza in politica iniziando dalle istituzioni locali e condizionando i partiti di sinistra, dal finanziamento di università per introdurre ambiti di cultura islamica. Le guerre in medio oriente sono servite a costruire il mito dei palestinesi e dei loro oppressori per acquisire una popolarità in occidente che ha portato ad un movimento di opinione pubblica favorevole al fascio islamismo mascherato da lotta di liberazione. La penetrazione islamica si avvale delle nostre leggi e della nostra incapacità di affermare ciò in cui crediamo facendo apparire ogni critica rivolta al modo di vivere secondo le regole islamiche come islamofobia o razzismo. La leva è l’uso della libertà per potersi impadronire di spazi di visibilità senza mettere in discussione la superiorità della religione e delle sue leggi sulle costituzioni laiche. In pratica chi vuole disgregare le nostre comunità nazionali è già qui e continua ad entrare e, una volta entrato, pretende di imporre le sue regole.
Per questo appare assurdo che la costa del nord Africa sia diventata un’arma puntata verso l’Europa e la Libia una piattaforma nella quale si sono insediati russi e turchi. Ceuta ha dimostrato cosa può fare l’assalto di masse di migranti che noi europei non possiamo respingere perché abbiamo costruito da soli una gabbia giuridica che ci obbliga all’accoglienza e ad un garantismo ignoto a gran parte del mondo.
Per questo sono strabilianti sia le posizioni pseudo pacifiste sia quelle di una Chiesa cattolica che sembra votata al martirio, che inneggia all’amore e all’accoglienza e continua a volerne fare una strategia politica fantasticando di una pace disarmata e disarmante e che il male non può essere vinto dal male.
Su questa strada si smarrisce ogni residuo di identità e di volontà di difendere il nostro mondo. Da soli non possiamo farlo, ma insieme agli europei possiamo diventare una potenza. Il nostro interesse nazionale è questo
Claudio Lombardi



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