Un conflitto che non può finire
Purtroppo non si uscirà dal conflitto con la dittatura islamica iraniana fino a che questa non riconoscerà il diritto all’esistenza di Israele abbandonando il suo progetto di distruzione totale “dell’entità sionista” e di guerra agli Stati Uniti. Qualcuno lo ha dimenticato, ma è questo il fattore di instabilità che sta dominando il medio oriente da molti anni ed è questo il progetto sul quale fu fondata la Repubblica islamica dell’Iran. Nel passato era tutto il mondo arabo a volere la guerra per eliminare Israele. Decenni di guerre e terrorismo, trattati di pace e accordi ed è rimasto solo l’Iran a volerla. Per raggiungere l’obiettivo ha costruito una rete di milizie finanziate e armate per assediare lo stato israeliano (anche con i soldi concessi da Obama come ha ricordato in questi giorni Mohammad bin Salman). Lo chiamavano il “cerchio di fuoco” e la sua esistenza non muoveva l’indignazione dei progressisti e dei pacifisti occidentali. I lanci di razzi sul territorio israeliano da Gaza (indipendente dal 2005) e dal Libano erano storie di ordinaria routine per la stampa europea. I sonnacchiosi soldati dell’UNIFIL non disturbavano Hezbollah che installava la sua rete di attacco ai confini di Israele. I preparativi di una grande guerra contro “l’entità sionista” non suscitavano interesse. Sì è vero, il governo israeliano permetteva il passaggio di tanto denaro e di materiali destinati a Gaza ovvero ad Hamas e lo faceva nella vana speranza che, riforniti di tutto e pieni di soldi, rinunciassero alla guerra. Illusione fatale che poi fu rinfacciata a Netanyahu come se fosse lui il fondatore di Hamas.
L’accusa a Trump è di essersi fatto trascinare nel conflitto senza consultare i suoi alleati europei. Può essere, ma che risposte avrebbe ricevuto? Di fatto l’unica strategia messa in atto in medio oriente nell’ultimo decennio è stata quella dei Patti di Abramo sotto la prima presidenza Trump. Quella precedente marcata Obama era fondata sul negoziato per il nucleare. L’Iran, maestro di negoziati, riuscì a far credere di voler effettivamente abbandonare la preparazione dell’atomica e magari qualche esponente di quel governo ci credeva sul serio, ma in Iran comandavano e comandano i pasdaran con il loro prestanome Guida suprema. E loro dicevano di no. Infatti gli enormi laboratori costruiti sotto le montagne dimostrano di un’attività di lunga durata tenuta segreta ai negoziatori. Ma forse più del nucleare gli occidentali persero di vista il riarmo iraniano fatto di migliaia di missili anche a lunga gittata (si pensava che non andassero oltre i 2 mila km e invece si è scoperto che possono superare i 5 mila) e di droni così sviluppati da sostenere il peso della guerra in Ucraina dalla parte russa.
E dunque Trump parla come un matto, forse è matto, è un distruttore dell’occidente, un disgregatore delle alleanze, un aspirante dittatore, ma gli Stati Uniti non si riassumono in un presidente pro tempore.
La strategia dei Patti di Abramo e il progetto del corridoio IMEC sono una realtà condivisa da molti paesi arabi oltre che da Israele. Difficile che qualcuno non capisca che questa è l’unica via per una stabilizzazione di quella parte del mondo. E infatti contro questa svolta storica si è scatenata la furia degli islamisti. Di qui nasce la guerra iniziata il 7 ottobre 2023 con il disegno di un Israele circondato da un cerchio di fuoco (da Gaza, dal Libano, dall’Iraq, dallo Yemen) che avrebbe dovuto trascinare in una guerra santa gli altri paesi arabi e infine anche l’Iran con la sua enorme potenza di fuoco. E senza bomba atomica. Quella sarebbe arrivata a incoronare l’Iran come potenza dominante in tutto il medio oriente.
Ecco, non rendersi conto che la situazione reale è questa e contrapporre al disegno strategico americano-israeliano-arabo e alla guerra scatenata dell’Iran per farlo fallire l’invocazione del dialogo come asse strategico è patetico e indegno di stati e forze politiche responsabili. Significa fuggire dalla realtà e, di fatto, tendere la mano alla parte più violenta ed aggressiva dell’islamismo implicitamente accettando il sacrificio di Israele. Tutta la pantomima messa in scena nei paesi occidentali e soprattutto europei sull’onda del movimento propal con la finzione che la chiave del medio oriente sia nella questione palestinese e con l’esaltazione della resistenza messa in atto da Hamas questo significa: accreditare gli islamisti.
Questa assenza di strategia si riflette nell’irrilevanza della posizione dei governi europei che si mostrano confusi, deboli, passivi. E infatti nella narrazione che viene proposta ogni giorno alle opinioni pubbliche manca del tutto il contesto e manca un minimo di storia. L’attenzione viene richiamata sulla cronaca delle sofferenze e dei disagi portati dal conflitto e sulle oscillazioni di Trump. In questa narrazione l’Iran è presentato come il soggetto debole, offeso, violentato. Sembra quasi che il mondo vivesse nella pace e nell’armonia fino a che Trump e Netanyahu hanno deciso di sconvolgere tutto. Persino la chiusura di Hormuz viene trattata come se si trattasse di un mare di proprietà iraniana che viene legittimamente chiuso.
La narrazione mediatica segue gli approcci dei governi europei che non hanno nulla da dire, ma hanno solo da esibire la loro indignazione morale per il diritto calpestato. I perché sono diversi: la lunga abitudine a non affrontare nessuna controversia internazionale con l’uso della forza e a non sostenere nemmeno la propria difesa affidata agli Stati Uniti; la consuetudine ad affrontare i conflitti senza stabilire delle linee di demarcazione invalicabili sui nostri interessi e sui nostri principi; l’accettazione di un’immigrazione incontrollata che ha portato in Europa decine di milioni di musulmani che oggi sono il gruppo di pressione più forte.
Il conflitto riprenderà e l’Europa resterà in bilico a predicare moralismo e diritti. Il risveglio sull’Ucraina c’è stato, ma sul conflitto mediorientale non c’è da farsi illusioni, c’è di mezzo Israele molto meno popolare dell’Iran per le nostre opinioni pubbliche ampiamente disinformate
Claudio Lombardi



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