La complessità dell’evasione fiscale
Sfogo (reale, ascoltato due giorni fa) di un ristoratore che conosco.
” L’anno prossimo mi sa che chiudo tutto. Quello che incasso serve solo a ripagare le spese e le tasse, a me oramai non rimane in tasca nulla, non ne vale la pena. Poi ora pagate tutti con la carta e non riesco più a far nero. Quello che guadagnavo era proprio quel nero che riuscivo a fare col contante, ma ora non c’è nemmeno quello, è l’evasione di necessità. Sì, mi sa proprio che l’estate prossima chiudo.”
Sfogo, come detto, reale, e, ovviamente, visto che è un caso personale, è un aspetto micro e minimo che, però, ci può dare qualche indicazione su alcuni aspetti macro dell’economia italiana. Per esempio.
1) Come mai aumenta la pressione fiscale? Anche per quello, per l’aumento dei pagamenti elettronici e quindi tracciabili, siano essi bonifici on line o pagamenti con carta. Il contante ha perso molta incidenza nei pagamenti, ora si paga con carta anche un caffè di poco più di un euro. A parità di incasso, quindi, aumenta, rispetto al passato, la quota visibile. Dato che la pressione fiscale è, su scala nazionale, il rapporto tra tributi incassati e reddito prodotto, se aumenta la quota di tributi incassati, su un prodotto uguale, la pressione aumenta. Il Reddito (PIL) infatti viene stimato includendo una quota di economia non osservata, cioè sommersa o illegale. Tralasciando l’illegale, che vuol dire traffico di droga e similari, la componente sommersa indica proprio quella quota di PIL che non si osserva perché occultato, ma che esiste. Gli ultimi dati che abbiamo, relativi al 2023 (https://tinyurl.com/5dhw9rue per il 2024 usciranno a breve), ci dicono che la sola sommersa ammonta a circa 200 miliardi, pari a circa il 10% del PIL. Tornando al ristorante: la sua quota di reddito, anche quella non dichiarata, comunque finiva nel PIL, perché stimata. Ma ciò che paga in più di tasse, grazie alle carte, ora finisce nel calderone dei tributi incassati dallo Stato che, così, aumentano anche a parità di reddito. Se infatti il PIL sommerso viene stimato, per le tasse c’è poco da fare: o si incassano o non ci sono. Quindi, per quel ristorante, la pressione fiscale è aumentata anche se sono rimaste invariate aliquote e imposte e invariato è rimasto il ricavo (dichiarato o meno). Una parte dell’aumento della pressione fiscale nazionale (che è arrivata ad un esorbitante 42,9%) è quindi spiegata dai tanti che si comportano come il il ristorante.
2) Si ha un’idea spesso selettiva dell’evasione fiscale, vale a dire che il problema sia principalmente generato da alcuni grandi o grandissimi evasori che, da soli, spieghino la gran parte del problema. Purtroppo non è così: l’evasione è fenomeno di massa che interessa, in toto o parzialmente, milioni di persone. Chi quindi parla di “seria lotta all’evasione fiscale” immaginando che basti volerlo o premere un pulsante perché sparisca, dovrebbe tenere a mente che è difficile aggredire un fenomeno di così vasta portata. Più controlli? Benvenuti, ma se si tratta di controllare cento persone è un conto, se sono centomila è altro.
3) L’evasione fiscale va quindi aggredita innanzitutto aggirandola, e l’uso delle carte è uno dei metodi più efficaci. Così come le fatturazioni elettroniche e ogni altro strumento renda visibile il reddito e, quindi, lo renda soggetto a tassazione. La tracciabilità rende poi anche più facili i controlli e il risultato è che ogni anno vengono scoperte decine di miliardi di tributi vari inevasi (https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/cs-25-marzo-2026 ). Anche questo, per quanto detto, aumenta il dato della pressione fiscale perché, anche se non sono cambiate le aliquote e tutto il resto, aumenta l’incasso dello Stato.
4) Chiuderà veramente il ristorante l’anno prossimo? Non saprei, si tratta di locale aperto da più di mezzo secolo e che è passato per generazioni e che oggi ha due dipendenti assunti con contratti (credo) regolari. Poco male, direte, se riusciva a campare solo grazie all’evasione, meglio che chiuda, e sono totalmente d’accordo con voi. Ma c’è un però, ed è il fatto che se tra un anno il locale chiuderà, diminuirà il prodotto totale cioè, anche se in misura microscopica, il PIL. Se moltiplicate il tutto per tutte le imprese marginali che, di fronte ad un regime fiscale più trasparente, chiuderanno, si avrà un risultato che contribuirà ad una riduzione avvertibile su scala generale. Non si tratta di un fenomeno inedito, capitò negli anni intorno e dopo al 2000 quanto l’apertura dei mercati internazionali generò la chiusura di una miriade di imprese che sopravvivevano grazie ad espedienti e alla mancata concorrenza dei mercati asiatici: pensate a tutte le fabbrichette di tessili sparse per la Penisola che in capo a pochi anni chiusero i battenti. In teoria la buona moneta dovrebbe scacciare la cattiva, quindi, sempre in teoria, per ogni impresa inefficiente che chiude dovrebbe aprirsi una efficiente. In teoria. In pratica, se il mercato è già abbastanza saturo e, come nel caso dei tessili, l’impresa efficiente stava a Shangai, il risultato netto è la perdita di PIL, piccola o grande che sia. Insomma: in ogni avanzamento ci sono gli sconfitti, non è detto che questi siano tutti rimpiazzati e il risultato netto, piccolo o grande, micro o macro, si ripercuote sul PIL. Quindi: se il ristorante chiuderà e, come detto, è giusto che così sia, avremo però dei contraccolpi più generali. Innanzitutto due lavoratori senza lavoro (aumento disoccupazione). Poi avremo un calo di PIL. Poi avremo un calo di entrate dello Stato, perché il ristorante è un evasore parziale: non paga tutto, ma qualcosa paga. Se chiude, non pagherà nulla e, dato che il mercato (e il quartiere dove opera) è alquanto saturo, non è detto affatto che qualcuno arriverà al posto suo. Avremo quindi, proiettato su scala macro, meno evasione, ma più disoccupazione, meno PIL e meno entrate tributarie. Ripeto a scanso di equivoci: meglio così, giusto così. Meglio così perché l’economia italiana non può reggersi su imprese del genere: di che parliamo a fare di produttività, tecnologia, IA, innovazione quando poi manteniamo in vita imprese che campano solo grazie all’evasione e su queste basiamo buona parte dell’economia nazionale? Giusto, ma non si pensi che la lotta all’evasione sia, nel breve periodo, un gioco dal quale emerga sempre un guadagno senza costi. Nel breve periodo può avere contraccolpi.
5) A chi è dedicato il post? Ai faciloni demagoghi che, ogni due per tre, dicono che è necessario aumentare la spesa pubblica e, alla domanda su quali siano le possibili coperture di questa ulteriore spesa, rispondono con grinta che ci sarà “una seria lotta all’evasione fiscale”. Ottimo ma, come visto, la cosa non è così semplice, visto che gli evasori sono, in piccola o grande misura, legioni. Inoltre, sempre come visto, la lotta all’evasione, che anno dopo anno si fa sempre più efficace, ha come spiacevole sottoprodotto la chiusura di molte attività con tutti i problemi che vengono generati nel breve periodo.
Conclusione (che poi è la solita): non esistono ricette facili per problemi complessi e, soprattutto, ogni azione (anche la migliore, come far pagare le tasse a tutti coloro che devono) genera una reazione che sarebbe bene non dimenticare quando si pensa che con una formuletta, o uno slogan, si possa sollevare il mondo.
Jack Daniel (da Facebook)



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