Attenzione a ciò che sta accadendo in Francia
Guardate bene cosa sta accadendo in Francia. E adesso guardate “CHI” popola molte delle periferie dove il disagio sociale, la mancata integrazione, la rabbia giovanile e il rifiuto delle istituzioni convivono da anni.
Le proteste scolastiche di questi giorni sono nate anche da problemi reali: scuole degradate, classi sovraffollate, insegnanti mancanti. Ma in diversi casi siamo passati dalle rivendicazioni alle barricate, agli incendi, ai lanci contro la polizia, alle devastazioni. E questo cambia completamente il quadro.
La Francia paga oggi anche decenni di incapacità nel costruire una vera integrazione nelle sue banlieue.
Intere generazioni di stranieri nate e cresciute sul territorio francese possono essere francesi giuridicamente, ma il problema politico e sociale nasce quando una parte di quei giovani non sviluppa alcun sentimento di appartenenza alla comunità nazionale e cresce invece nella marginalità, nella contrapposizione e nel risentimento.
ECCO IL PUNTO
Non basta nascere in Francia per sentirsi francesi. Non basterà nascere in Italia per sentirsi italiani. L’integrazione non è soltanto un certificato anagrafico. È lingua. È rispetto delle leggi. È rispetto delle donne. È rispetto della scuola. È rispetto delle Forze dell’Ordine. È riconoscersi nei valori fondamentali del Paese nel quale si vive.
E adesso guardiamo CASA NOSTRA.
Da qualche anno conosciamo anche noi un fenomeno giovanile diventato tristemente noto come quello dei “MARANZA”: gruppi di ragazzi, spesso nelle grandi aree urbane, associati nelle cronache a risse, aggressioni, rapine, intimidazioni e atteggiamenti di sfida verso l’autorità.
Naturalmente non ogni ragazzo di origine straniera è un delinquente, così come non ogni giovane delle periferie francesi incendia automobili. Ma negare l’esistenza di un PROBLEMA DI INTEGRAZIONE degli stranieri sarebbe altrettanto irresponsabile. Milano,Torino, Bologna, Roma già oggi stano soffrendo queste situazioni!!
Ma che cosa accadrà tra dieci o vent’anni se continueremo a pensare che basti pronunciare la parola magica “INCLUSIONE” per risolvere tutto? La Francia dovrebbe insegnarci qualcosa.
Per decenni una certa sinistra europea ha immaginato che società profondamente diverse potessero convivere automaticamente senza pretendere un nucleo minimo di valori condivisi. Ma una società non è un albergo. Chi vi entra acquista diritti, certamente. Ma assume anche DOVERI.
E soprattutto chi nasce qui deve essere educato a sentirsi parte della comunità nella quale vive, non a considerarla permanentemente una controparte da combattere. Da DOCENTE lo dico ancora più chiaramente: la scuola deve essere il primo luogo dell’integrazione vera, non dell’indottrinamento, non della propaganda politica, non dell’alibi permanente.
Diritti e doveri. Libertà e responsabilità. Accoglienza e regole.
INSIEME
Perché la Francia ci sta mostrando cosa può accadere quando periferie abbandonate, mancata integrazione, disagio giovanile, radicalismo politico e violenza finiscono nello stesso calderone.
Chi oggi deride qualsiasi allarme sull’integrazione degli stranieri, potrebbe domani ritrovarsi a domandarsi come sia stato possibile arrivare fin lì. Prima Parigi, Saint-Denis e Marsiglia. Domani Milano, Bologna e Roma? Non è scritto che debba accadere. Ma proprio per questo bisogna intervenire PRIMA!!!
E quando una società pretende rispetto delle proprie regole non discrimina nessuno, sta semplicemente difendendo se stessa!
Daniele Sica (da facebook)


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