Concludiamo il discorso sui referendum

Allora, questi referendum sono stati sostanzialmente organizzati dalla CGIL, non dai partiti che li hanno sostenuti.

Ovviamente si è dovuto aspettare un governo di centro-destra per organizzarli, paradossalmente in un periodo in cui il “precariato” e “l’occupazione” sono questioni mai come oggi non emergenziali e hanno raggiunto un certo equilibrio (equilibrio appena decente, buono, discreto, definitelo come volete). La vera emergenza sono gli stipendi reali inchiodati da 30 anni ma nessuno pare sapere le cause tra i nostri valenti politici.

Landini mira alla scalata del PD o comunque a un futuro politico da leader nel centro-sinistra e ha bisogno di mostrarsi attivo e onnipresente. Da qui le continue ospitate in tv in cui non pare sempre concentrato sulle vertenze sindacali.

Se non condividete questa visione, che è un po’ il segreto di Pulcinella, vi faccio solo presente che tutti (tutti nessuno escluso) i segretari della CGIL sono alternativamente diventati, parlamentari, ministri o addirittura segretari del PD. Assolutamente legittimo ovviamente, ma il fatto che non ci sia stata nessuna eccezione rafforza un pochino la mia lettura (non va molto diversamente con gli altri sindacati sia chiaro). Solo che Landini è molto più ambizioso e non si accontenta di un semplice scranno in parlamento, lui vuole comandare.

Succede inoltre che quando i nostri valorosi amici del PD, Verdi-Sinistra e M5S governavano insieme, non hanno sentito l’irresistibile imperativo morale di cancellare quelle stesse norme che oggi diventano indecenti per il solo fatto di esistere.

Cambiare le leggi sul lavoro in modo organico è difficile, può portare impopolarità presso qualche categoria e si diventa responsabili di eventuali effetti negativi futuri. Meglio giocare a fare gli eroi buttandosi su un referendum perso in partenza per farsi notare e poi accusare il governo, i media e la Spectre di aver boicottato il referendum stesso no? Molto più semplice.

È un po’ lo stesso meccanismo visto con il salario minimo e con tante altre battaglie anche se non sono state oggetto di referendum. Nel 2019 il salario minimo non era un’emergenza ma lo è diventata quando al governo è andato il centro-destra. Oppure, altro esempio, quell’ideona rivoluzionaria sposata con entusiasmo da tutta l’intellighenzia di sinistra che era la dote ai 18enni (una cagata ma qui non spiego il perché). Questo provvedimento rivoluzionario è venuto fuori con il governo Draghi, cioè quando non poteva passare in quanto governo non politico che doveva tenere conto di tutte le sensibilità. State tranquilli che al prossimo governo di centro-sinistra non se ne parlerà più, anche se per settimane è stata una bandiera imprescindibile. Non ve la ricordavate più la dote ai 18enni vero? Anche se avrete scritto e condiviso decine di post per sostenerla con tutto il vostro ardore.

Capito come funziona la politica?

Ora, torniamo ai referendum, una volta organizzati dalla CGIL, Schlein e Conte un po’ per convinzione e un po’ per necessità li hanno appoggiati, questo per non fare di Landini l’unico vero forte rifermento progressista. Si vince insieme o si perde insieme, l’importante è (come nel ciclismo) evitare fughe solitarie, che poi si sa che a volte il fuggitivo trionfa in solitudine (sarebbe stato un pericolo). E se avesse perso da solo sarebbe stato comunque un eroe solitario che ha perso in quanto non appoggiato dai partiti di sinistra, anche questo un pericolo troppo grande.

Poi bisognava anche regolare i conti con la minoranza PD e stabilire una volta per tutte la primazia su quelli definiti ex-renziani (lo stesso Bonaccini era entusiasta dei referendum quanto lo sono io di avere delle ortiche nelle mutande). Insomma dal punto di vista politico e comunicativo c’era da portare a termine un parricidio, quello di Renzi. Per questo lo slogan era “abolire il jobs act” (ottimo slogan ma abbastanza slegato dalla realtà). Per non parlare dell’altra battaglia parallela CGIL vs CISL (che strano che l’altro grande sindacato dei lavoratori non fosse, per usare un eufemismo,  proprio entusiasta vero?)

In ogni caso nessuno ci credeva davvero, era solo la distanza dal quorum il vero campo di battaglia.

E poi i referendum, anche se persi in partenza, sono utili. Danno visibilità a un’opposizione che non sa che pesci prendere e un sospiro di sollievo al governo che può mettere in secondo piano taluni evidenti imbarazzi su alcune tematiche. Insomma, è una specie di lotta coi cuscini in cui nessuno si fa male veramente ma si possono comunque segnare dei punti.

Tra le polemicuzze strumentali più gettonate ricordiamo:

– Il governo ci boicotta

– L’opposizione non ha idee e vuole prendersi una rivincita coi referendum

– Chi invita all’astensione è davvero un democratico?

– Cosa pensavano davvero i padri costituenti quando hanno messo il quorum? Abbiamo qui oggi un noto costituzionalista che ce lo spiega (ricordarsi di invitare il costituzionalista adatto a seconda della risposta desiderata).

– Ah signora mia chi si astiene non onora i partigiani che sono morti per darci questo diritto

– Bisogna abolire il quorum o ci ruberanno la democrazia

– Mentre l’opposizione ci fa perdere soldi con referendum ridicoli noi del governo continuiamo a lavorare pancia a terra per il bene del paese.

Un Circo Barnum che funziona sempre. Tanto poi più o meno vincono sempre tutti e si ricomincia.

Ah, se per voi questi quesiti erano di importanza capitale per il futuro del paese non vi avvilite. In Italia i governi si alternano quasi sempre perché destra e sinistra giocano a “ciapa no” tanto sono inadeguate. Quindi facile che quelle leggi verranno abrogate tra due – tre anni. Sempre che non avranno altri impegni. Per esempio combattere contro un bel referendum organizzato dalla destra per abrogare una legge che si è “scordata” di cambiare ora che è al governo.

Elio Truzzolillo (da facebook)

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