I nodi al pettine di un disegno strategico fallito
No, non c’è nessun fascismo alle porte. C’è invece l’antifascismo dell’impotenza ossia quell’egemonia socialdemocratica, centrista e cattolica che, come scrive oggi sul Corriere Galli della Loggia, ha “monopolizzato per oltre sette decenni il governo di questa parte dell’Europa”. Il fatto è che sono venuti al pettine i nodi di un disegno strategico fallito.
Si è rivelata fallimentare la narrazione che faceva perno sull’utopia di una globalizzazione come asse di un ordine mondiale fondato sulla libera circolazione delle merci, dei capitali e delle persone con l’immigrazione presentata come salutare incontro di culture diverse, ma di pari dignità, con il diritto internazionale a costituire la trama di un governo globale dei conflitti di interesse e con le convenienze economiche reciproche come collante.
All’INTERNO dei paesi occidentali ha fatto gli interessi della finanza e degli imprenditori che hanno imboccato la via della delocalizzazione sfruttando la forbice tra bassi costi di produzione e alti prezzi di vendita. Le conseguenze? Degrado sociale, disoccupazione, povertà. Un altro colpo è arrivato dall’immigrazione che ha portato manodopera a basso costo e senza diritti all’ombra di una narrazione di sinistra e cattolica secondo la quale esiste un dovere morale di accogliere tutti i migranti che vogliano migliorare le loro condizioni di vita come giusto risarcimento di un passato colonialista responsabile del sottosviluppo e della miseria di una gran parte del genere umano. Sul piano culturale questa narrazione si completava con il multiculturalismo per prevenire qualunque reazione di rigetto di persone per niente desiderose di integrarsi nel sistema di vita occidentale, ma saldamente legate alle loro religioni, tradizioni, convinzioni. In questo modo si sono create comunità su base etnico religiosa inevitabilmente destinate a spingere per applicare al loro interno l’unico diritto che riconoscevano: quello di origine.
Va da sé che la componente islamica è emersa come quella più forte e coesa è stata, l’unica dotata di un’ideologia che prevede rigide prescrizioni per i comportamenti individuali, per i rapporti civili e per quelli sociali e politici e – fatto importantissimo – inserita in una rete di rapporti con i paesi musulmani al contempo finanziatori e coordinatori degli orientamenti trasmessi attraverso la pratica religiosa fornita di una fitta trama di luoghi fisici dove esercitare il culto e completata dalla “colonizzazione” di importanti università finanziate con generosissimi contributi per fare spazio alla cultura islamica. Dopo anni di immigrazione in Europa e aggiungendo le seconde generazioni si è ormai raggiunta la massa critica perché la componente islamica diventi un interlocutore politico capace di condizionare i governi. Il peso acquisito dal movimento propal in Europa, la trasformazione della propaganda islamista dopo il 7 ottobre in fonte di verità e lo schieramento compatto dei maggiori governi europei contro Israele testimoniano di un cambiamento profondo nelle opinioni pubbliche e nelle classi dirigenti. Puro opportunismo per sfruttare il consenso delle masse islamiche e per rinsaldare i rapporti con un mondo nel cui perimetro rientrano il terrorismo, i missili iraniani, le risorse energetiche che l’Europa non può difendere e che ormai sfuggono anche agli Stati Uniti. Piegarsi al ricatto islamico e abbandonare Israele con la menzogna del genocidio appare il prezzo da pagare per cercare una nuova stabilità facendo finta che il fine ultimo del mondo islamico non sia l’espansione e la colonizzazione.
NEI RAPPORTI INTERNAZIONALI l’illusione del diritto internazionale e degli organismi che avrebbero dovuto applicarlo e promuovere l’incontro tra i popoli ha rivelato tutta la sua inconsistenza. Voluti dopo la seconda guerra mondiale dai paesi occidentali non hanno fondato un nuovo ordine mondiale per la semplice ragione che i rapporti di forza e le aspirazioni dei popoli non sono mai stati sostituiti dalla forza del diritto che, in campo internazionale, è privo dei caratteri di sanzionabilità applicati da un’autorità superiore tipici di uno stato. D’altra parte l’ONU è nelle mani di una maggioranza di stati illiberali che utilizzano le sue strutture e la sua reputazione per i loro fini. Israele è il bersaglio preferito di questa maggioranza sia per il grande peso del mondo islamico (economico, numerico, militare, geopolitico) sia perché è l’esempio dei vantaggi che un sistema liberale e democratico può portare in zone del mondo dominate da classi dirigenti che si basano sulla triade corruzione, fanatismo religioso, sottosviluppo .
Fallimento anche dell’idea di un’Europa come pacifica potenza commerciale tutta dedita alla regolamentazione di ciò che già esiste, ma priva di un’identità in campo internazionale. La soluzione non sono gli Stati Uniti d’Europa utopia priva di basi minime nella realtà. La divisione in stati non deriva dall’ostinazione di inveterati nazionalisti, ma è un prodotto della storia dei popoli. Proprio quella che manca ad un’Europa federale. Quale lingua parlerebbero i popoli oggi divisi in 27 stati diversi? Non esiste e non esiste una storia comune. Gli stati nazionali non sono giocattoli che si possono smontare a piacere. La soluzione più seria è riporre sugli scaffali l’utopia e puntare sull’adozione di politiche comuni su assi strategici fondamentali come difesa, energia, rapporti internazionali e industria. La strada è già stata imboccata ma si va avanti male perché dietro la retorica europeista si celano robusti interessi non solo nazionali, ma di tutti quelli che da questa Europa traggono vantaggi. Una nuova Europa però sta nascendo intorno alla difesa dell’Ucraina vero spartiacque della nostra epoca e al riarmo.
Non si può più sopportare il romanticismo sull’immigrazione che va limitata con una particolare attenzione a quella musulmana perché porta da noi la pretesa di espandere un mondo antioccidentale. Non si può più sopportare il finto pacifismo di chi vorrebbe aiutare la Russia a ricostituire un suo impero. Non si può sopportare che in un mondo che si riarma e che ci minaccia solo noi europei dobbiamo rinunciare alle armi. Non si può sopportare una chiesa cattolica che esalta la passività confidando nella forza dell’amore e quindi sfociando nel martirio.
Bisogna che qualcuno cominci a dire NO perché i nodi sono venuti al pettine
Claudio Lombardi



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