Guerre, caro carburanti, spesa pubblica: la dura realtà

Sì, aumenta il prezzo dei carburanti e si trascina dietro il resto dell’economia. Trovarsi ai margini di due guerre ha delle conseguenze. È il mondo reale che si impone sulle illusioni e sugli idealismi. L’invasione dell’Ucraina e le guerre in medio oriente segnano il tempo che stiamo vivendo. Possiamo evadere da questa realtà e fluttuare nel mondo delle fate? No. E allora bisogna capire cosa possiamo fare. Se il problema è il costo dell’energia l’Italia è la più penalizzata perché sono state fatte scelte sbagliate nel passato e oggi ci presentano il conto. Una sequela di NO: no al nucleare, no allo sfruttamento dei giacimenti nazionali di gas e petrolio, no agli impianti fotovoltaici ed eolici (con la Sardegna in mano al “campo largo” preclusa alle rinnovabili) perché rovinano il paesaggio. In pratica le premesse di un suicidio.

Finché dipendevamo dal gas russo tutto sembrava filare liscio, ma la Russia ha deciso che gli europei avrebbero pagato quella dipendenza subito la ricostituzione del suo impero attraverso la conquista e la sottomissione di paesi liberi. Tanti da noi avrebbero accettato quel patto: gas (e tanti finanziamenti ai filorussi) in cambio di mani libere alla Russia. Anche la Germania era caduta nella rete: via il nucleare e gas russo per sostenere la transizione alle rinnovabili. I tedeschi sono rimasti fregati e sono dovuti tornare al carbone. È andata meglio a chi aveva il nucleare e le rinnovabili come Spagna e Francia. Non a noi per via dei no a tutto.

Comunque tutti subiscono le conseguenze delle guerre. Si potevano evitare? Certo che sì. Bastava che la Russia non invadesse l’Ucraina e bastava che l’Iran rinunciasse alla distruzione di Israele pienamente in atto attraverso le sue milizie alleate Hamas, Hezbollah e Houthi che hanno costituito il “cerchio di fuoco” degli ayatollah (in attesa della bomba atomica). Perché la Russia e l’Iran non hanno rinunciato alle guerre e le hanno testardamente perseguite per anni e anni? Perché il loro progetto era ed è la sottomissione del mondo libero. Putin ha sempre ribadito che non avrebbe rinunciato ai suoi obiettivi. I vertici della Repubblica islamica hanno sempre indicato come obiettivo strategico “estirpare il cancro maligno dell’entità sionista impiantato nel cuore del mondo islamico”. Qualcuno pensa che si potesse far cambiare strategia alla Repubblica islamica con la buona diplomazia?

Da molto tempo Putin sta lavorando alla disgregazione dell’Europa con in testa la Russia a capo dell’Eurasia. Per l’Iran e per la galassia islamista la distruzione di Israele è la condizione per avere via libera alla conquista del medio oriente e del mondo islamico fino al Marocco e fino al cuore dell’Africa. La posta in gioco è colossale e solo lo stupido fanatismo dei propal occidentali può pensare che sia lo stato palestinese. In ballo ci sono gli equilibri mondiali con la Cina che aspetta il suo momento per prendersi Taiwan e proiettare il suo dominio fino al Giappone .

In questo quadro noi che possiamo fare? Non rimanere soli e affrontare i nodi strutturali della nostra fragilità. Purtroppo veniamo da un passato di sprechi immani con la spesa pubblica usata per smorzare le tensioni sociali e comprare stabilità politica. Le guerre che sconvolgono gli equilibri del passato ci dovrebbero portare a cambiare strada. Se guardiamo alle forze politiche e alla classe dirigente non sembra che ci sia la volontà di guidare questo cambiamento, ma d’altra parte sono gli italiani che non mostrano di averlo capito.

Il problema è che stiamo raggiungendo il limite della spesa e del debito. Negli ultimi cinque anni, dal 2020 al 2025 tra erogazioni e sussidi collegati al covid, bonus e PNRR abbiamo consumato una somma enorme forse superiore ai 500 miliardi e ancora ad ogni problema si chiede al governo di spendere di più. La spesa pubblica però è un grande distributore di illusioni e una droga che rende euforici finché c’è ma poi lascia  depressi e indeboliti.

Cosa è rimasto dei miliardi spesi in bonus? E cosa rimarrà dei 200 miliardi del PNRR? Sono due dimostrazioni di come non sia una insufficiente spesa pubblica il problema dell’Italia, ma l’incapacità di utilizzarla per produrre sviluppo.

Claudio Lombardi

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