Solo ingenuità o anche scelta di campo?
L’ingenuità si paga. Nella vita personale, nella gestione di una collettività, nelle relazioni tra stati. In questi anni di guerre ne abbiamo vista troppa esibita senza nessun candore, ma con un ghigno rabbioso da una parte della politica, della cultura, dell’opinione pubblica tanto da far pensare che dietro ci fosse una scelta di campo implicita accanto ai nemici dell’occidente. Ingenuità anche nell’approccio al grande problema dell’immigrazione dove è stata imposta una sistematica sottovalutazione spargendo una cortina fumogena di colpevolizzazione sia per i naufragi che per le tensioni sociali che derivano dalle tante persone allo sbando nelle città.
L’ingenua fiducia nella pace che si viveva in Europa si è trasformata in illusione che nulla potesse scalfire il nostro desiderio di tenere fuori dalla porta i conflitti del mondo. L’avvicinarsi della guerra da est, esplicitamente dovuta ad un progetto russo di ricostruzione dell’impero sovietico, è stata imputata alla Nato che “abbaiava alle porte della Russia” e all’ostinazione ucraina di voler scegliere l’Europa invece di cedere a Mosca. Gli stessi incapaci irresponsabili che hanno dilapidato le risorse dello Stato per regalare ristrutturazioni edilizie oggi inveiscono contro le spese per la difesa “perché nessuno ci minaccia” nonostante dal vertice russo trapelino con insistenza le ipotesi di attaccare un paese europeo non escludendo il ricorso in Ucraina alle armi atomiche. E questo mentre gli americani dichiarano che la difesa dell’Europa non è più una priorità.
Ci sono politici come Conte e Vannacci che tifano apertamente per la Russia e altri che ne sono impliciti sostenitori chiedendo la resa e il disarmo ucraino oltre che, di fatto, il nostro. Emerge la vera anima nera che c’è tra gli italiani e anche in parte degli europei che si inchina al nuovo fascismo putiniano. Si arriva all’assurdo di quelli che spacciano questo inchino come difesa degli interessi nazionali per accodarsi ad una potenza stracciona che eccelle solo nel livello di ruberie della sua classe dirigente.
Anche la minaccia islamica avanza sull’onda di una guerra ed è molto reale. Dopo decenni di guerre di aggressione ad Israele e di terrorismo in occidente la svolta c’è stata il 7 ottobre 2023. L’islamismo dell’Iran e della Fratellanza musulmana ha subìto molto colpi da parte di Israele, ma ha vinto la guerra dell’informazione. È stata costruita sul sangue dei palestinesi, messi in prima fila come scudi umani, l’epopea propal che è dilagata in Europa coinvolgendo le opinioni pubbliche trainate dalle sinistre, dalla Chiesa e dal mondo dell’informazione quasi tutto schierato a favore di Hamas. I governi europei hanno constatato cosa vuol dire avere decine di milioni di immigrati musulmani coordinati e indottrinati dalla rete di moschee che agiscono come sezioni di un partito transnazionale islamico che sta muovendo nelle elezioni i suoi primi passi e trova nelle sinistre i suoi alleati.
In questa situazione l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran è finito in un vicolo cieco perché si fronteggia chi non ha problemi a sacrificare la sua popolazione massacrandola senza ritegno se protesta, con chi è sottoposto al controllo di opinioni pubbliche ignare della complessità dei problemi contemporanei, ma convinte che si debba star lontani da qualunque guerra. Nulla può scalfire il potere dei pasdaran che imbracciano l’islam come un’arma; tutto può condizionare e frenare il potere dei governi democratici che non possono fare nulla contro la disinformazione e le incursioni dei propri nemici che usano le nostre libertà per colpirci.
Nonostante i colpi subiti l’Iran si è impossessato degli stretti che controllano il Golfo persico e il mar Rosso che porta a Suez. Il problema è Trump privo di qualunque strategia che pensa ad arricchirsi mentre ai suoi elettori racconta frottole. Di fatto sta indebolendo gli Stati Uniti mentre la sua subordinazione a Putin è sempre più inspiegabile. Con l’Iran ha scatenato una guerra che non aveva intenzione di combattere. Poteva affondare il colpo un anno fa perché senza distruggere la base militare del regime dei pasdaran l’Iran tornerà sempre alla guerra e al terrorismo. Si è fermato e ha fermato Israele come ha fatto a Gaza lasciando Hamas al potere e libero di riorganizzarsi. Il trumpismo nasce per ritirare gli Stati Uniti dagli oneri di prima potenza mondiale, ma si trova impelagato nel medio oriente senza sapere come uscirne.
Il grande problema è l’Europa che si sta risvegliando intorno alla difesa dei suoi confini dall’imperialismo russo, ma che in medio oriente non è in grado di assumere alcun ruolo. Di qui il forte sostegno all’Ucraina che sta prendendo forme nuove ed efficaci (volenterosi e coalizione antibalistica europea), ma anche l’incapacità di andare in medio oriente oltre le sterili e lamentose invocazioni della pace e del dialogo. All’opinione pubblica drogata dal filo palestinismo che è filo islamismo non si dice la verità: il medio oriente minaccia la stabilità europea sia perché da lì arrivano gas e petrolio sia perché le mire dell’islamismo arrivano a concepire destabilizzazione e conquista. Nessuno osa dire che in Libia la Russia sta rafforzando la sua presenza militare perché questo evocherebbe una delle più grandi dimostrazioni di impotenza dell’Unione europea e dei singoli stati incapaci di agire per difendere i propri interessi. Tante lacrime sui naufragi per distrarre l’opinione pubblica dalla verità: di fronte alle coste dell’Europa agiscono i nostri nemici e usano i migranti per colpirci. L’immigrazione irregolare è un’arma per destabilizzare non una risorsa alla quale attingere.
Di fronte a questa realtà in subbuglio sta una cultura politica e giuridica italiana ed europea che non è in grado di gestirla e finisce per trincerarsi dietro a vacui principi di buon diritto molto teorici e astratti e di buona volontà sostanzialmente inutili.
Alcune di queste ingenuità nascondono un’idea di mondo smentita dalla storia che però si prova ostinatamente a difendere e ad applicare alla realtà. Da qui deriva la ripetizione di schemi come gli appelli alla pace, al dialogo, alla diplomazia, al rispetto del diritto internazionale, alla pacifica convivenza tra i popoli e anche il fastidio per chi come gli ucraini e gli israeliani impugna le armi per difendersi. C’è una semplice verità da riconoscere per poter agire: esistono i nemici dei sistemi liberali e hanno deciso di fare la guerra per prevalere e con questi non servono le chiacchiere
Claudio lombardi



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