Il conto degli immigrati segna meno
Una tendenza che sempre più si va diffondendo nei paesi occidentali è la limitazione dei flussi immigratori. Da risorsa indispensabile, come venivano per molti anni e vengono presentati tuttora, gli immigrati sono diventati un problema. Non si tratta di un rifiuto motivato da pregiudizi, ma di un moto che percorre le società europee e statunitense sicuramente strumentalizzato da alcuni settori politici (Trump ci ha vinto le elezioni), ma che poggia su basi reali. Ignorarlo e pretendere di imporre dei comportamenti “morali” fondati sull’accoglienza indiscriminata e sull’accettazione di schemi culturali che più crescono e più pretendono di sovrapporsi a quelli tradizionali delle società occidentali, porterà solo all’esplosione dei consensi alle posizioni più estremiste.
Ha colpito che la Germania, che nel 2015 accolse oltre un milione di siriani sull’onda del “possiamo farcela” di Angela Merkel, abbia deciso di rimpatriarne novecentomila. Sullo sfondo la crescita inusitata dell’AFD che ha espresso il rifiuto di tanti tedeschi nei confronti di un’integrazione evidentemente molto difficile se non impossibile.
Il problema non è far mancare l’aiuto, ma esserselo fatto imporre per almeno vent’anni da un afflusso che nessuno voleva controllare. I paesi europei hanno accolto decine di milioni di immigrati e il risultato è stato la formazione di aree urbane dominate da diverse etnie con una netta prevalenza di musulmani. Il fatto è che il sistema non regge. Non regge in Germania e non regge nemmeno in Italia, dove sempre più spesso viene smentita la narrazione dell’immigrazione come risorsa.
I dati della criminalità in Italia, ifatti, sono impressionanti. Su meno del 10% di residenti stranieri gli autori dei reati (individuati) nel 2024 sono oltre il 34% del totale nazionale. Per alcune tipologie di reati si arriva al 43% (violenze sessuali) e al 60% (furti di strada e rapine). E le carceri sono sovraffollate di stranieri. Ovvio che la maggior parte degli stranieri responsabili di questi reati risultino irregolari e questo chiama in causa una normativa che costringe all’irregolarità per la sua assurda pretesa che gli stranieri vengano assunti con contratto nel loro paese di origine. La legge Bossi – Fini che dal 2002 è rimasta immutata a prescindere dalle maggioranze che hanno governato.
Il problema degli irregolari dice anche altro però. L’Italia ha importato povertà ed esportato ricchezza. Tanti italiani sono emigrati andando a spendere all’estero il patrimonio di formazione acquisito in patria e tanti poveri disperati senza formazione né conoscenze di base spendibili nel mercato del lavoro sono arrivati. Il bilancio è drammaticamente in passivo e va a favore solo dei datori di lavoro più arretrati che hanno potuto risparmiare sui costi del lavoro e sull’innovazione.
Il bilancio è in passivo anche guardando agli immigrati regolari. Spiega in un post Roberto Riccardi “Le rimesse verso i paesi d’origine hanno toccato nel 2024 gli 8,3 miliardi di euro. Dato ufficiale della Banca d’Italia. Quello reale, comprensivo dei trasferimenti informali stimati dalla stessa Banca d’Italia, oscilla tra 9,5 e 12 miliardi. Ricchezza generata in Italia e trasferita altrove.
Il cuore del paradosso è lo stato sociale. Il reddito medio annuo del lavoratore straniero in Italia è 16.693 euro: una fascia che versa appena il 23 per cento dell’IRPEF (virtuale, l’aliquota reale è inferiore) pur rappresentando quasi tre quarti dei contribuenti.
Il 51 per cento dei pensionati stranieri percepisce pensioni assistenziali pure, senza aver versato un solo euro di contributi: costo annuo, 1,44 miliardi.
Il 30 per cento delle famiglie con almeno uno straniero vive in povertà assoluta, il che significa accesso massiccio a sussidi, sanità gratuita, case popolari, liste d’attesa che si allungano per tutti gli altri”.
Il problema denunciato da Roberto Riccardi è reale non immaginario. Le risorse sono sempre limitate e se gli aventi diritto per condizioni di bisogno crescono si riduce la ripartizione. D’altra parte in Italia si entra a prezzo di grandi sacrifici e di rischi, ma una volta arrivati è molto difficile essere rimandati indietro. Con le richieste di asilo (che tutti presentano) ci si assicura oltre un anno di permanenza alla quale seguono altri mesi per i ricorsi legali pagati dallo stato e con l’assistenza di molte Onlus che si dedicano a questo (inclusi i certificati medici per evitare i CPR). Intanto almeno l’assistenza sanitaria è garantita. Il circuito assistenziale dedicato agli immigrati è un costo e non è detto che renda qualcosa. La verità è quella percepita da molti che sono stufi di avere immigrati che vagano nelle città perchè creano insicurezza. Gli italiani non credono più alle narrazioni buoniste perché hanno visto i fatti.
Almeno vent’anni di accoglienza diventata un dogma con la colpevolizzazione per ogni barca che affondava nel Mediterraneo e con l’esaltazione della povertà e della disperazione che arrivava da fuori (con la Chiesa in prima fila) hanno creato una cultura che si è imposta ai governi. Cercare di frenare gli arrivi è stato un tabù per lunghi anni. Rimandare indietro persino gli irregolari che commettevano reati era di fatto impossibile. L’esperimento del CPR in Albania rispondeva ad una scelta razionale: chi non aveva diritto di restare in Italia andava allontanato dal territorio nazionale. Contro questa scelta si è scatenata una impressionante campagna politica e di stampa che almeno è servita a mettere in chiaro chi sono i responsabili del disastro dell’immigrazione selvaggia.
Ora il modello Albania diventerà una scelta europea. Si spera che la svolta in Europa metta fine a decenni di pressione migratoria che non ha portato ricchezza, ma problemi e squilibri. Ora si può dire che la favola del multiculturalismo propagandata come un bene assoluto dalle sinistre, dai progressisti e dalla Chiesa cattolica si è rivelata per quello che è: una fregatura. Dietro, però, c’è un progetto politico di ampia portata. Ricostruire le sinistre sostituendo la lotta di classe con gli immigrati
Claudio Lombardi



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