Inginocchiamento nel calcio, antirazzismo, BLM

Che l’inginocchiamento, preso ad emblema del movimento antirazzista Black Lives Matter, sia diventato uno dei protagonisti degli europei di calcio accompagnato da forti polemiche, da pressioni e inviti persino di leader politici nei confronti dei calciatori che non vogliono adeguarsi ai loro colleghi che si inginocchiano, è un segno dei tempi. Nel mondo dei simboli e dei riti essere contro il razzismo sembra che non basti. Bisogna accodarsi a chi si propone come vero interprete dell’antirazzismo. Parliamo del BLM dal quale è nata la pratica dell’inginocchiamento. Cerchiamo allora di ascoltare l’opinione di chi la pensa diversamente.

Così la pensa Sergio Mancioppi:  “A me BLM ricorda molto il movimento delle Black Panthers degli anni 60-70, il movimento radicale e violento che riuscì quasi nell’impresa di distruggere tutta la legislazione anti-razziale costruita con anni di marce e di manifestazioni non violente (e di vittime innocenti) dal movimento non violento e pacifista di Martin Luther King. Una specie di eterogenesi dei fini, quindi. Movimenti che nascono con l’intento dichiarato di combattere la discriminazione razziale, ma che, per la loro violenza intrinseca e il loro razzismo di ritorno ottengono il risultato opposto: rinforzano i violenti e i razzisti e indeboliscono i movimenti pacifici e democratici. Spero quindi che BLM faccia la fine delle Black Panthers: scompaia nel nulla, dove merita di stare. E se dispiacerà a qualche milionario benpensante del cinema o dello sport professionistico, pazienza”.

Mancioppi ripropone nel suo post la trascrizione di un intervento di Federico Rampini a “Stasera Italia” del 25 giugno su Rete 4.

“Guardate che il bilancio negli Stati Uniti di questa stagione, chiamiamola così, che non si è conclusa, certo, questa stagione di gloria di BLM, è molto più controverso di quanto crediate. Molto più controverso. Comincio subito da un’osservazione: bisogna diffidare della tendenza a trasformare delle celebrity milionarie dello sport, dello spettacolo, di Hollywood, della pop music, nelle nostre nuove guide morali o politiche. Perché in realtà quando trasformiamo degli atleti multimilionari o degli attori di Hollywood, o delle pop star della musica in eroi di cause progressiste, di solito questo crea molta diffidenza nel popolo vero in nome del quale si fanno certe battaglie. Tanto è vero che uno degli effetti della stagione BLM l’anno scorso, novembre 2020, è che Donald Trump, che pure è stato sconfitto nettamente da Joe Biden alle elezioni, però ha aumentato i suoi voti tra gli afroamericani. Li ha aumentati, pur perdendo complessivamente.

Perché, cos’è successo? BLM, che è stato abbracciato completamente dall’establishment, quindi dalle star multimilionarie dello sport, da Hollywood, da tutto il mondo dei media, BLM si è macchiato di colpe serie, ha legittimato delle manifestazioni che erano anche molto violente. La violenza nelle manifestazioni ha significato saccheggio, ha significato devastazione, impoverimento, soprattutto dei quartieri dove abitavano altri afroamericani. Sono stati i commercianti afroamericani quelli che sono stati rovinanti dalle bande, dalle gang che si sono scatenate con il pretesto e con la copertura di un movimento. E noi oggi abbiamo addirittura un riflusso, in città.

Guardate, a New York abbiamo appena votato la primaria democratica per scegliere il nostro sindaco. L’elezione vera e propria ci sarà a novembre, però siccome i democratici qui sono larga maggioranza chi vince la primaria normalmente diventa sindaco. Beh, ha vinto un poliziotto afroamericano ma il più moderato di tutti i candidati. È uno che va esattamente addosso e contro lo slogan più tremendo di BLM e che è stato “tagliamo i fondi alla polizia” (defund the police). Questo slogan ha creato delle zone di aumento della criminalità in tutte le grandi città americane. I dati sono raccapriccianti, l’aumento degli omicidi: vi sono intere città dove la polizia si è ritirata, essendo da un lato delegittimata da un pezzo di opinione pubblica, d’altro lato addirittura con dei tagli di risorse. Ci sono delle zone d’America, soprattutto nelle grandi metropoli, dove il territorio è stato abbandonato alle gang. Il risultato adesso è un riflusso moderato. Quindi, io sull’inginocchiamento sono molto, molto perplesso”.

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