Le rinnovabili sono una fregatura ma anche una necessità

Perché? Che siano indispensabili è ovvio. Produrre energia elettrica da acqua, sole e vento può costare pochissimo e sostituire grandi quantità di petrolio e gas. Però sono intermittenti perché non si può conservare l’elettricità se non in piccole quantità e sole e vento producono tanto o per niente e l’acqua può anche scarseggiare nei bacini. Una società non si può basare sul “tempo che fa” e i consumi elettrici non possono interrompersi. La continuità è un requisito indispensabile e per questo petrolio, gas e soprattutto nucleare sono indispensabili e non potranno mai essere sostituiti dal 100% di rinnovabili. Su questa utopia è stato costruito il green deal europeo fissando scadenze tassative e regole penalizzanti come la tassa ETS che fa pagare ai produttori europei qualcosa che i competitori esteri non pagano (le emissioni di carbonio) e come l’imposizione dei motori elettrici o dei limiti alle emissioni come se il clima dipendesse dai paesi europei. Il mondo se ne frega, ma l’Europa è pronta ad ogni sacrificio e questa è la regola del cretinismo che ha sostituito la politica per almeno dieci anni.

Ideologizzare significa prescindere dalla fattibilità ed è esattamente ciò che è stato imposto all’Unione europea da governi dominati dall’ambientalismo ideologico e da opinioni pubbliche a cui è stato messo in testa ciò che è bene e ciò che è male. Moralismo ambientale del tutto inutile.

Le rinnovabili, però, sono anche l’affare del secolo perché hanno garantito sussidi pubblici per costruire gli impianti (in Italia oltre 130 miliardi negli ultimi dieci anni) e un prezzo di vendita dell’energia assurdamente parificato a quella prodotta dalla fonte energetica più cara (gas o petrolio in base al system marginal price). Per essere chiari i consumatori, almeno in Italia, a causa dei meccanismi di fissazione dei prezzi non hanno avuto alcun beneficio dalle rinnovabili. I produttori li hanno avuti e pure in quantità notevoli. Addirittura hanno avuto da protestare perché il governo poche settimane fa si è permesso di scorporare dal prezzo del gas la tassa ETS per farla pagare ai consumatori (sempre loro pagano) ma a valle in modo che l’energia da rinnovabile non fosse pagata come il gas più il corrispettivo della tassa. Proteste dei produttori e la solita lagna sulla necessità di incentivare le rinnovabili ovvero far assicurare guadagni che non meritano perché derivano da disposizioni di legge a danno dei consumatori che non possono scegliere quale energia comprare.

Ora in sede europea probabilmente lo scorporo della tassa sarà bocciato e così gli italiani continueranno a pagare l’acqua fresca delle rinnovabili come lo champagne. D’altra parte ci sono stati che hanno acquisito un vantaggio competitivo grazie al nucleare e che possono sussidiare le loro industrie perché hanno meno debito pubblico dell’Italia e se fregano se noi siamo nei guai.

Se il problema è diminuire la dipendenza dalle fonti fossili importate allora la via giusta è diffondere gli impianti delle rinnovabili impedendo alle regioni e ai comuni di vietarne l’installazione (in Sardegna il 90% del territorio è stato dichiarato inutilizzabile da una delibera regionale e lì comandano le sinistre), ma bisogna anche separare i prezzi facendo pagare ogni energia in base ai costi di produzione. Bisogna poi decidere di costruire centrali nucleari che sono l’unico modo per assicurare nel futuro l’autonomia energetica superando l’assurdo divieto che fu posto con l’isteria di massa seguita alla catastrofe di Chernobyl. Infine bisogna sfruttare i giacimenti italiani di gas e petrolio che ci sono e possono diminuire la dipendenza dalle importazioni. Anche qui occorrerà superare l’ambientalismo ideologico che ha vietato le trivellazioni da molti anni. Ci si riuscirà? No, no e no. In Italia nessuno vuole fare sul serio, si preferisce la lagna collettiva, le misure tampone come lo sconto sulle accise dei carburanti, la difesa del proprio spicchio di territorio e dire di no a tutto perché si sa che qualcuno si farà carico dei problemi senza risolverli, ma rinviando al futuro le soluzioni.

L’arte del tirare a campare e del non prendere coscienza delle proprie responsabilità piace sempre molto agli italiani

Claudio Lombardi

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