L’Ucraina, la Russia e il mondo

(di Orio Giorgio Stirpe)

Dicono che i topi abbandonino le navi che stanno per affondare, prima ancora che il disastro sia evidente all’equipaggio.

Non so se sia vero, ma per certi versi questo è ciò che sta accadendo nella politica estera mondiale. La nave, naturalmente, è quella russa (non il Moskva, naturalmente: quella è già affondata da un pezzo)…

Ieri era il giorno della festa dell’Indipendenza ucraina: come il nostro 2 giugno. Trattandosi di una giornata importante per una Nazione impegnata in una guerra difensiva ad alta intensità, al Presidente Zelensky è stato concesso di tenere un discorso alla Grande Assemblea dell’ONU. Non è che a Zelensky manchino le opportunità di parlare: l’ex attore non ha mai perso un’occasione, ha una discreta presenza e un’ottima parlantina, e ha sostenuto la posizione del suo paese un po’ in ogni possibile forum. Quello dell’ONU in realtà non è nemmeno uno dei più importanti, ma il rappresentante russo presso il Consiglio di Sicurezza ha comunque invocato un voto del Consiglio per cercare di evitare questo ulteriore discorso pubblico del nemico. La Presidenza di turno del Consiglio di Sicurezza spetta attualmente alla Cina, che ha accolto la richiesta.

L’esito della votazione ha visto l’astensione della Presidenza cinese, il voto contrario della Russia e il voto favorevole di TUTTI gli altri membri del Consiglio.

Ora, come detto, il forum dell’ONU è tutt’altro che fondamentale, però è il posto dove ci si conta. E facendo la conta, la Russia si scopre da sola: nemmeno la Cina vota con lei, e preferisce astenersi.

La retorica della propaganda russa, rilanciata dai suoi sostenitori esteri e dai minions sui social, ama parlare dei BRICS (l’associazione delle Grandi Potenze economiche in sviluppo: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) e di come questi sostengano lo sforzo della Russia di opporsi alla prepotenza americana e occidentale rappresentata dal G7.

Peccato che questa supposta solidarietà “antioccidentale” esista solo nella fantasia dei propagandisti russi (e dei minions). Il Brasile retto dall’impopolare Presidente Bolsonaro è sostanzialmente un Paese occidentale esso stesso che non ha mai mosso un dito contro il mondo a cui appartiene, e il Sudafrica è a sua volta saldamente nel campo occidentale.

L’India persegue invece una sua politica autonoma e assolutamente indipendente, volta all’interesse nazionale. Tale interesse, in quanto considerata la più grande democrazia del mondo in termini di abitanti, prevede un commercio libero e globalizzato esattamente come quello americano. Prevede anche un contrasto deciso della politica espansionista cinese, che ha condotto New Delhi a stringere un’alleanza politica e soprattutto militare con Australia, Giappone e Stati Uniti.

Nel caso del conflitto in Ucraina, l’India ha mantenuto la più stretta neutralità, in quanto almeno i due terzi (se non più) dei suoi armamenti sono di origine russa, e con la Russia mantiene intensi rapporti commerciali: intensi quasi quanto quelli con ‘Occidente. Nella votazione della Grande Assemblea dell’ONU sulla condanna dell’aggressione russa, l’India si è astenuta. Finora è stata considerata il Paese neutrale per eccellenza, alla pari con la Turchia, in grado di mantenere ottimi rapporti tanto con Mosca che con Kyiv.

L’india sta acquistando grandi quantità di petrolio sottocosto dalla Russia, lucrando dal blocco delle importazioni occidentali, e si astiene completamente dall’applicazione delle sanzioni. Nel frattempo però ha assicurato all’Ucraina il rifornimento di quelle munizioni di calibro russo che l’Occidente non era in grado di fornire, e che ha mantenuto l’artiglieria ucraina in grado di combattere con le proprie armi originali.

Quando la Russia ha proposto di effettuare le transazioni commerciali in valuta differente dal dollaro americano, l’India ha risposto di essere disposta ad usare qualsiasi valuta, incluso lo Yuan cinese, ma non i rubli russi: perché in quanto utilizzati esclusivamente in Russia e sostenuti artificialmente dal Governo di Mosca, hanno praticamente perso ogni valore sui mercati internazionali.

Infine, tanto per mettere definitivamente le cose in chiaro, due giorni fa il Governo indiano ha finalmente dichiarato che quella russa all’Ucraina è un’aggressione del tutto inaccettabile.

Insomma: per l’India, la Russia è un ottimo cliente; non un amico… E men che meno un alleato.

L’altro grande neutrale della guerra, molto più attivo in sede di mediazione, è la Turchia. Il Presidente Erdogan è tuttora membro della NATO, ma ha rifiutato di unirsi alle sanzioni, mantiene un rapporto più o meno cordiale con Putin (al quale però nel 2015 ha abbattuto un aereo sul confine siriano) e si propone come mediatore offrendo anche una sede per gli eventuali negoziati. Insomma, mantiene la parte che i minions nostrani auspicherebbero per l’Italia: l’”onesto sensale” che dovrebbe convincere Putin e Zelensky a sedere ad un tavolo. Finora non ha avuto molto successo, ma continua a provarci sapendo che qualsiasi minimo spiraglio di trattativa sarebbe attribuito a lui.

Ma anche la posizione di Erdogan si è leggermente corretta negli ultimi giorni… In particolare da quando l’Ucraina ha cominciato a colpire in Crimea. La Crimea è fondamentale nella strategia turca: la sua occupazione da parte russa ha alterato i difficili equilibri nel Mar Nero, e Ankara preferirebbe di gran lunga vederla tornare in mano ucraina, visto che Kyiv non rappresenta un rivale mentre Mosca sì. Inoltre la Crimea è la patria dei tartari, che i turchi vedono come loro affini e che sostengono politicamente ed economicamente. Una Crimea russa è un motivo di imporsi regole reciproche di buon vicinato; ma una Crimea ucraina sarebbe preferibile, ed una perdita di controllo da parte russa genera una perdita di rispetto da parte del sultano verso lo zar.

Risultato: la Turchia ha appena dichiarato che il ritorno della Crimea all’Ucraina rappresenta l’inevitabile ripristino della legalità internazionale; cosa, fra l’altro, verissima.

Insomma, per la Turchia, la Russia è un socio d’affari provvisorio: da accoltellare alle spalle alla prima occasione utile.

Delle Grandi potenze emergenti, che secondo la propaganda russa condividerebbero il progetto “multipolare (in realtà bipolare)” di Putin, rimane la sola Cina. Una Cina in gran parte isolata dalla sua stessa aggressività che le ha inimicato oltre ai tradizionali avversari India e Giappone (e Taiwan), anche l’Associazione del Sud est Asiatico; una Cina che sta per affrontare il Congresso del Partito Comunista dove Xi spera di essere rieletto nel mezzo di una congiuntura economica poco favorevole e che soffre ancora le conseguenze della pandemia.

La Cina non può “mollare” la Russia perché, come spiegato nei post passati, ha bisogno dell’”ombrello” strategico russo nel suo confronto con gli Stati Uniti. Inoltre, la Cina lucra sulle sanzioni occidentali alla Russia, importando enormi quantità di petrolio e di gas con sconti superiori al 30% sul prezzo già basso pagato precedentemente dall’Europa. In pratica, la Cina pratica lo strozzinaggio con il suo “amico” russo, traendo il massimo vantaggio possibile dalle sue difficoltà economiche, senza muovere un dito per alleviarle.

Non solo la Cina non ha votato con la Russia all’ONU, né ieri né al famoso voto della Grande Assemblea, ma ha anche massicciamente disinvestito dalle imprese russe tramite le sue banche d’investimento, e ha chiuso diversi impianti, compresa l’unica fabbrica di droni in territorio russo, obbligando Putin all’umiliazione di cercare di comprarne almeno un po’ in Iran.

La Cina è collegata per mezzo di gasdotti ad un solo giacimento russo, scollegato dal resto della rete nazionale russa, e quindi non può (ammesso che volesse) comprare il gas non più diretto in Europa: infatti i russi sono costretti a bruciarlo.

Rimane il petrolio: quello può viaggiare sulle petroliere (quelle disponibili), con un viaggio lungo il triplo rispetto a quello per il Golfo, e con premi assicurativi triplicati per via del rifiuto delle compagnie occidentali di assicurare il petrolio russo in transito. Così la Cina per comprare il petrolio russo pretende uno sconto superiore al 35% per compensare le spese.

Davvero dei grandi amici: strozzini e approfittatori.

L’orso Vladimiro però di amici ne ha ancora: gli ayatollah iraniani (ma non era il campione della cristianità contro l’Islam?), e naturalmente il sempre sorridente Kim Jong Un.

Fra pariah ci si intende…

Orio Giorgio Stirpe tratto da facebook

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