Una profezia sulla nuova Russia di Putin

Azzardo una profezia, perché mi pare di vedere irresistibilmente chiaro lo scenario implicito nel momento presente (“prévoir consiste à projeter dans l’avenir ce qu’on a perçu dans le passé”), anche se il controllo razionale mi avverte che sarò smentito dagli eventi. Ecco dunque un sacco di “fesserie”, che mi concedo di dire senza vergogna:

Ciò che la Russia, come sistema sociale, “vuole” (cioè, ciò che può riuscire concretamente a fare dato lo stato presente delle cose) è richiudersi nei suoi confini e celebrare se stessa attraverso la narrazione vittimista.

Questo è coerente con il passato, nel quale la società russa non riuscì mai a istituire un patto costituzionale nel quale comporre le tensioni politiche interne, e finì sempre per essere dominata da una minoranza portatrice di una qualche visione semplicistica dei problemi complessi.

Prima del 1914, da tempo nessuno era più zarista, tutti erano democratici e socialisti, tranne qualche contessa e qualche generale rimbambito, e i rivoluzionari venivano ricevuti come ospiti di riguardo nelle case degli industriali, tuttavia l’impero non riuscì mai da sé a darsi un assetto politico che non fosse frustrante.

Nel 1917, invischiati nella grande guerra come il resto d’Europa (lì non migliori e non peggiori degli altri), in febbraio si liberarono dello zarismo in modo facile (e incruento!), ma il pluralismo delle idee non riuscì ad altro che a farsi soggiogare ed estinguere dalla minoranza portatrice di una regressione intellettuale premoderna, che allora fu la versione leninista del marxismo, con la sua idea centrale (e puerile) di essere in possesso non di una teoria dei fatti economici concorrente con altre, ma di una verità totale e oggettiva in modo assoluto.

Oggi, la Russia porta all’estremo un’altra tendenza che si vede dappertutto nel presente, e invece del socialismo che era di moda nel 1920, amplifica quel fenomeno che chiamiamo populismo, e mostra una certa grandezza perversa nella capacità di trasformare la farsa populista in tragedia.

Ma non può fare altro (perché non sa fare altro) che chiudersi in se stessa tagliando le relazioni di ogni genere (economiche, politiche e culturali) con il mondo esterno che, rivelando la complessità delle cose, rivelano il semplicismo del modello e la lasciano senza saper che fare di se stessa. Sicché ritrasformerà gli oligarchi in burocrati, tornerà a mandarli in vacanza a Sochi anziché a in Costa Azzurra, e chiusa in se stessa si compiacerà di educare la gioventù questa volta forse con le prediche del patriarca Kirill, anziché con il movimento dei pionieri.

Il mondo esterno (non Occidentale, ma tutto intero, Cina compresa) pur senza portarlo a coscienza, ha percepito esattamente la situazione, e si sta attrezzando per dare alla Russia quello che vuole: le sanzioni, cioè il taglio delle relazioni di ogni genere. Quanto alla diplomazia Europea e Americana, se saprà fare del suo meglio, le lascerà prendersi giusto la Crimea (con il bel clima, ottimo per le vacanze dei boiardi) e il Donbass, altrimenti le lascerà l’Ucraina tutta intera.

Dopodiché, l’epoca della seconda cortina di ferro durerà tanto da non consentirci di sapere se sarà anche l’ultima.

Alberto Palazzi

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