Cuba

Cuba muralesTenerezza, nostalgia, rabbia, simpatia, antipatia. Il ritorno di Cuba sulla scena mondiale si affronta meglio con il linguaggio dei sentimenti che con quello della razionalità politica.

Venuta meno l’Urss e la divisione tra blocchi contrapposti, fallito il modello economico fondato sulla monocoltura e sullo scambio ineguale con la seconda potenza globale, resasi impraticabile la velleità di porsi alla guida dell’America del sud o, almeno, di creare un cartello di paesi ostili agli Stati Uniti, il discorso razionale doveva considerarsi chiuso: Cuba non poteva reggersi in piedi da sola. Era solo da capire quanto tempo ci sarebbe voluto. L’emergenza è durata quasi 25 anni. 25 anni fatti di razionamento di tutto ciò che può rendere la vita più vivibile. 25 anni di cocciuta ostinazione nel perseguitare gli avversari politici e nel procrastinare la morte annunciata di un modello che non poteva funzionare.

modello cubanoOra sembra che gli Usa abbiano ceduto, si siano arresi alla resistenza cubana. In realtà è il contrario: Cuba non rappresenta da molto tempo un rischio dal quale difendersi e il costo politico di una barriera di separazione non ha più alcuna giustificazione e alcun senso. Obama incassa un applauso che non costa nulla agli Stati Uniti che svettano al vertice delle superpotenze globali. Cuba, al contrario, ha molto da guadagnare e ha l’occasione di mettere in discussione il modello economico nel quale si è rinchiusa.

No, non è stato il blocco economico imposto dagli Usa e ormai largamente disatteso a mandare in frantumi l’isolamento cubano. È stata la chiusura di tutte le illusioni sulla possibilità di imboccare una via alternativa al capitalismo, anzi, ai capitalismi. Un’alternativa che, come in tutti i paesi del cosiddetto socialismo reale, voleva anche essere un’alternativa ai sistemi democratici che vivevano nella “sovrastruttura” della società secondo la vecchia lezione del materialismo storico.

Questa pretesa di condannare insieme i capitalismi e le libertà di espressione del pensiero e democratiche è sempre stata una fissazione di tutti i partiti comunisti al potere. Tutti hanno finito per instaurare regimi autoritari sempre con la giustificazione che era per creare le condizioni di transito ad una società libera dalle classi e dal bisogno, ma partendo dall’imposizione di un rigido controllo centralizzato delle attività economiche e della vita dei cittadini.

disgelo Cuba UsaL’istruzione e l’assistenza sanitaria mitizzate, ma umiliate dall’emergenza che spingeva le persone ad una prostituzione di massa per procurarsi i dollari con i quali si poteva avere accesso al cibo, al sapone, al dentifricio, alla carta igienica, ai vestiti e anche alle medicine, sì anche alle medicine. La realtà vista anche da tutti quelli che hanno visitato l’isola in questi decenni non era quella raccontata dalla propaganda e dai murales di incoraggiamento e consolatori piazzati dappertutto.

È inutile che Raoul Castro si illuda che tutto possa restare come è e che Cuba possa seguire il modello cinese o vietnamita. Se la possibilità ci fosse stata già si sarebbe almeno in parte realizzata, blocco o non blocco. Prima o poi chi comanda a Cuba si dovrà rendere conto che occorre un cambiamento profondo che vada oltre i taxi privati, i ristorantini nelle case, gli affittacamere, la timida apertura ai capitali stranieri. Certo, il rischio che calino sulla più grande isola dei Caraibi affaristi di ogni tipo per comprare tutto a prezzi di fallimento c’è, ma è meglio correrlo con una società più libera e dinamica che con un regime autoritario apparentemente monolitico. Fallito il miracolo del socialismo caraibico adesso la classe dirigente cubana provi a fare il miracolo di trasformare la società cubana senza tornare a farne il bordello degli Stati Uniti come era prima della rivoluzione

Claudio Lombardi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *