Quali liste civiche? Intervista a Paolo Andreozzi

Diamo la parola ai protagonisti. Tre domande, tre risposte. La risposta alla terza domanda. Parla Paolo Andreozzi membro del direttivo dell’associazione “da Zero” (www.dazero.org). La prima la leggete qui (http://www.civicolab.it/?p=3821) e la seconda qui (http://www.civicolab.it/?p=3824).

 Il fenomeno delle prossime elezioni saranno le liste civiche (quelle vere ovviamente nate dalla cittadinanza attiva e dai movimenti con il M5S in testa). Voi pensate che siano necessarie? E, soprattutto, pensate che siano sufficienti a cambiare le cose? Quali altri modi di partecipare alla politica pensate che siano efficaci?

Tutto ciò premesso, però è chiaro che ci si deve aspettare un grande protagonismo delle liste civiche alle prossime elezioni – nazionali, regionali, comunali. Delle liste civiche vere, e delle liste cosiddette ‘civetta’ (quelle in cui un esponente – fino a ieri – del ceto politico professionale, o suo strettissimo co-interessato, tenta oggi di ‘riciclarsi’ in veste di fuori-casta, di ‘voce dei cittadini’).

pluralismoQuanto però alla ‘patente di verità’ di una lista civica, bisogna essere accorti. M5S è una lista civica? Solo perché nasce dall’impulso di soggetti esterni alla politica professionale, come Casaleggio e Grillo, e perché si autocertifica come ‘fuori dal teatrino’ e tanti suoi sostenitori credono ciò in buona fede?

Ma allora fu lista civica anche Forza Italia ai suoi tempi. Eppure non riesco a vedere qualcosa di più connaturato al potere e di più lontano dall’esperienza di vita comune e dai bisogni e desideri civici degli italiani, dell’intera parabola storico-politica di Forza Italia, del Polo e del Popolo delle Libertà – fortunatamente ora agli sgoccioli.

Attenzione con le definizioni. Per me civica è una lista che risponde contemporaneamente a un requisito formale e a uno sostanziale: quello formale, più facile da far proprio (o da fingere di far proprio), è quello per cui il ‘personale’ afferente il soggetto politico nuovo non provenga da ruoli minimamente rilevanti nei partiti che esistono già, e le metodiche di elaborazione e di selezione interna siano massimamente inclusive verso l’intelligenza e la competenza dei singoli; quello sostanziale però (per me più importante – e su cui ‘misuro’ ciò che man mano viene alla ribalta) è tale per cui l’obiettivo politico del soggetto in formazione sia effettivamente l’obiettivo dell’interesse generale – della polis, appunto – che sintetizza e trasforma gli interessi settoriali dei cittadini, individui o gruppi, che danno vita alla lista e che la sosterranno, e non la mera somma delle visioni particolaristiche di tutti i delusi dalla democrazia impostata dalla nostra stupenda Costituzione – delusi, per il suo innegabile tradimento da parte delle élite, ma quindi perlopiù risentiti e facilmente mal consigliabili.

coinvolgimento cittadiniUna lista civica è qualcosa che può dare un altissimo contributo all’uscita dalla crisi presente verso un progresso sostenibile, una democrazia sostanziale, uno sviluppo dei diritti civili, un’equità sociale infine emancipata dai ricatti dei soliti gruppi di pressione. Ma se invece è la traduzione nell’ordine elettorale dell’egoismo rancoroso di un’assemblea condominiale, fa tanti danni quanto il sistema che dice di combattere.

Ci voglio idee forti, da spendere come ‘visioni’ nei tempi lunghi dell’evoluzione delle comunità complesse e da attuare in parte anche subito, come misure specifiche di governo, per rispondere ai problemi del lavoro, dell’ambiente, dei servizi – per citarne tre soli.

Ci vuole un’organizzazione trasparente come una casa di vetro e solida come il cemento armato, con metodologie democratiche in ogni processo interno e con criteri di attuazione concreta delle decisioni così deliberate.

E ci vogliono delle figure di spicco – io direi dei capi, fermo restano quanto detto appena sopra, se non temessi che questa parola spaventa un sacco di gente – che sappiano moltiplicare il raggio al quale può spingersi l’appetibilità politica della lista civica, molto più in là del gruppo dei promotori e dei già ‘sensibilizzati’, per arrivare al grande e grandissimo pubblico.

A queste condizioni – i due requisiti di prima e i tre ‘strumenti’ ora detti – una lista civica cambia la faccia della storia, in un momento come questo.

Ci si riuscirà? Ci proviamo con tutto il cuore, e il cervello e le gambe e la voce.

Ma intanto, come diceva quel grande, ‘studiate, organizzatevi, agitatevi’.

(intervista a cura di Angela Masi)

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