Il determinismo come alibi per giustificare tutto
È sinceramente odioso il determinismo presente in una certa area, che fa il paio col paternalismo e che ha portato, per esempio, a giustificare gli assalti alle vetrine di Parigi, Milano e Torino con “se cresci in un contesto, farai certe cose”, con un modo di pensare che cancella completamente e deresponsabilizza l’individuo. Ma andrebbe detto e ribadito che no, non siamo il prodotto del nostro ambiente, ma che esiste sempre sia la possibilità di scegliere che una possibilità di cambiare.
Sui social è girata molto la frase, attribuita a più persone, che faceva notare come la Germania sia stata rasa al suolo due volte nel giro di vent’anni eppure, negli anni ’60, Stati Uniti e URSS non si trovavano attentati da parte di tedeschi in casa. È un esempio che smonta il determinismo meglio di qualsiasi argomentazione teorica: se l’ambiente producesse necessariamente certi comportamenti, la Germania del dopoguerra avrebbe dovuto generare una generazione di terroristi. Non l’ha fatto, o meglio: l’ha fatto in misura infinitamente minore di quanto il determinismo ambientale prevedrebbe.
Io potrei far notare che Falcone e Borsellino erano nati e cresciuti alla Kalsa, uno dei quartieri più disagiati di Palermo, a contatto con mafiosi, eppure hanno deciso di combattere la mafia. Ogni individuo sceglie come comportarsi. Giovanni Falcone è nato e cresciuto alla Kalsa, in una casa a pochi passi da mafiosi, e ha scelto di combattere la mafia proprio da lì, da quella prossimità che avrebbe dovuto renderlo complice o indifferente. La sua biografia è la dimostrazione più concreta che l’ambiente non è destino: la Kalsa ha prodotto mafiosi e ha prodotto Falcone. La differenza non è nel quartiere, è nella scelta.
Certo, abbiamo letto tutti I Miserabili e sappiamo tutti che Jean Valjean finisce in galera per fame, ma bisognerebbe anche cercare di capire che quella era una lettura ottocentesca e che spesso ci sono fattori molto importanti che determinano certe condotte. Tra i migranti negli USA di origine italiana moltissimi erano in condizioni di miseria all’arrivo, ma non tutti decisero di diventare Al Capone. L’ambiente, la miseria, il bisogno sono fattori reali e non vanno ignorati: negare la loro influenza sarebbe un idealismo altrettanto falso del determinismo. Ma la loro influenza non è determinante: è pressione. E la pressione, per definizione, si può contrastare. Chi non la contrasta ha scelto di non farlo.
E qui sta il punto che rende il determinismo non solo falso, ma pericoloso. Se l’individuo è solo prodotto del suo ambiente, allora nessuno è responsabile di nulla: né chi assalta le vetrine, né chi compie crimini, né chi entra in politica per gestire il potere. Il determinismo è l’alibi perfetto per chi vuole spiegare il mondo senza doversi prendere la briga di cambiarlo, e per chi vuole assolvere i comportamenti che gli sono politicamente utili. Certo, l’ambiente pesa, il contesto condiziona in parte, eppure la scelta resta. Falcone l’ha fatta dalla Kalsa, i tedeschi del dopoguerra l’hanno fatta dalle macerie, e ogni individuo che cresce in un contesto difficile l’ha fatta, o ha deciso di non farla. La differenza tra chi subisce il mondo e chi lo trasforma è tutta lì.
Roberto Damico


Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Fornisci il tuo contributo!