Dove porta TRUMP? Torni la politica come mediazione

La domanda che molti si fanno e non solo negli Stati Uniti è semplice: a cosa sta portando Trump?

Lui non ha nessuna intenzione di mediare, ma solo quella di imporsi con il massimo della prepotenza. Tutta la sua squadra esibisce un’ottusa volontà di schiacciare gli avversari senza nemmeno discutere. Aver trasformato l’ICE in una forza paramilitare con licenza di uccidere e di violare ogni norma di diritto per sostituirla con la brutalità militaresca è la traduzione in azioni di ciò che portavoce e membri del governo dicono ogni giorno.

Trump e il suo movimento sono pur sempre quelli che hanno dato l’assalto a Capitol Hill con l’intenzione di catturare e impiccare il vicepresidente Pence che stava collaborando per la ratifica dell’elezione di Biden. Di fatto Trump stava dirigendo un colpo di stato.

La risposta allora è nelle cose: l’obiettivo è il cambio di regime. Non bisogna escludere che il passaggio intermedio sia annullare le elezioni di novembre e sostituire con ordini presidenziali ogni altro potere istituzionale. È questo il disegno che si sta delineando con sempre maggiore chiarezza. Avanzerà o rallenterà in base alla resistenza che incontrerà.

In  mezzo al chiasso sollevato dalla propaganda fatta di slogan e di ridicole esagerazioni che riempiono i discorsi di Trump, gli americani pagano la nuova tassa dei dazi. Spacciata come una punizione per i concorrenti all’estero, ma in realtà è una nuova entrata per il bilancio che sposta il carico fiscale sulla stragrande maggioranza dei contribuenti al fine di acquisire risorse per tagliare le tasse ad una ristrettissima minoranza.

Intanto l’aggressività e le sparate propagandistiche producono una cortina fumogena che nasconde l’affarismo sfrenato di Trump e della sua cerchia che piega ogni decisione di governo e ogni atto di politica internazionale al profitto personale come accade in tutti i regimi dittatoriali e autocratici.

Finirà? Sì e potrebbe finire male con un vero cambio di regime e una repressione sanguinosa oppure bene con la cacciata del trumpismo. Dipenderà da molti fattori, ma innanzitutto dalla capacità dell’opposizione di condurre una battaglia politica libera dall’ottuso ideologismo degli anni del woke in nome dell’interesse degli americani ad avere uno stato autorevole, prospero, giusto e libero. I democratici pagano a caro prezzo il loro cedimento alle istanze di gruppi minoritari che hanno preteso di imporre a tutti la loro visione del mondo.

Cosa possiamo imparare noi europei e italiani? Che l’era della polarizzazione è finita. Non è più possibile illudersi che gli elettori decidano il governo tra due opzioni alternative primo perché gli elettori sono facilmente manipolabili (e l’era dell’intelligenza artificiale è appena agli inizi), secondo perché prende il comando la parte più estremista e terzo perché le società complesse non si governano con alternative radicali. C’è più che mai bisogno di tutte le capacità di mediazione della politica e c’è bisogno della massima libertà di comporre alleanze basate su convergenze vere libere da vetusti schemi ideologici. L’esempio italiano è illuminante. Abbiamo due poli profondamente lacerati da forze in disaccordo sulle scelte di fondo della politica estera e sull’Europa eppure fanno di tutto per governare insieme. In nome di cosa? Non certo dell’interesse nazionale

Claudio Lombardi

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