Il punto sulla guerra in Iran
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Quando scoppia una guerra in Medio Oriente la prima tentazione รจ leggerla come un evento improvviso, unโesplosione di violenza nata da un incidente o da una decisione impulsiva. In realtร quasi mai รจ cosรฌ. Le guerre nella regione maturano lentamente, come un temporale che si accumula per anni prima di scaricarsi.
Il conflitto che coinvolge oggi lโIran non fa eccezione. ร il risultato di una lunga tensione strategica tra tre attori principali: la Repubblica islamica di Iran, lo Stato di Israele e gli Stati Uniti.
Ognuno di loro aveva obiettivi diversi, strategie diverse e tempi diversi. Il punto in cui queste traiettorie si sono incontrate ha prodotto la guerra che stiamo osservando.
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Negli ultimi ventโanni Teheran ha costruito una strategia regionale molto precisa. Non combattere direttamente Israele o gli Stati Uniti. Costruire invece una cintura o una rete di gruppi armati sfruttando soprattutto le minoranze sciite in Siria, Libano, Iraq, Yemen e il bisogno di Hamas di trovare alleati, fondi e materiale bellico.
Era una guerra indiretta, combattuta attraverso altri. L’Iran non compariva ufficialmente. Una strategia relativamente economica, efficace e soprattutto difficilmente attaccabile frontalmente.
Il sistema ha funzionato per anni. Quando Hamas, il 7 ottobre 2023, ha deciso di agire attirando su di sรฉ la risposta di Israele ha di fatto avviato la fine di quella strategia a lungo termine. Hamas ha spinto l’Iran e le sue milizie in un conflitto per il quale non erano pronti. Per Israele la decisione di iniziare a smantellare la cintura di pressione iraniana era faticosa, pericolosa ma inevitabile. Ciรฒ che per anni cercava di contenere, soprattutto in Siria, alla fine doveva essere affrontato direttamente e in modo sistematico.
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Lโobiettivo strategico iraniano non รจ mai stato una guerra convenzionale con Israele o con lโOccidente. LโIran sa bene di non avere superioritร aerea nรฉ una marina capace di controllare le rotte globali. La sua strategia era diversa: costruire una deterrenza regionale diffusa. In altre parole rendere impossibile colpire Teheran senza provocare una risposta simultanea su piรน fronti.
Se Israele o gli Stati Uniti avessero attaccato lโIran avrebbero dovuto affrontare contemporaneamente razzi dal Libano, missili da Gaza, milizie in Iraq e lancio di droni e missili dallo Yemen.
Era un sistema di sicurezza basato sulla moltiplicazione dei conflitti.
Ci sono due livelli di lettura dell’ostilitร del Regime contro Israele (e l’America).
Il primo รจ ideologico e politico: il Regime ha costruito la sua retorica rivoluzionaria sull’anti-imperialismo economico e sullโanticolonialismo culturale, accusando lโOccidente di aver corrotto la societร persiana durante il periodo dello Sciร . In questa narrazione la Repubblica islamica si presenta come il potere che riporta nell’Iran i valori autentici dell’Islam e della tradizione. Questa leva retorica รจ stata uno degli elementi di consenso della rivoluzione ed รจ anche uno dei motivi per cui il regime iraniano รจ cosรฌ prezioso per Russia e Cina.
Un secondo livello, meno conosciuto, รจ religioso o teologico. L’Iran รจ guidato da capi religiosi e non hanno in mente soltanto una visione geopolitica ma anche visioni teologiche, escatologiche per la precisione. La dottrina dello sciismo duodecimano ha come orizzonte il ritorno del Mahdi (figura messianica dell’escatologia islamica) e lโavvio della visione apocalittica degli ultimi tempi. Distruggere Israele โ presentato nella retorica rivoluzionaria come una presenza maligna e illegittima nella regione, e non semplicemente come uno Stato rivale โ non รจ quindi solo una questione politica e non coincide con la liberazione dei palestinesi, che non รจ mai stata il vero centro della retorica iraniana. In questa narrativa la scomparsa di Israele viene spesso collegata alla missione storica della Repubblica islamica nel preparare il mondo allโarrivo del Mahdi.
L’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad parlava apertamente della missione della Repubblica islamica come preparazione allโavvento del Mahdi, un linguaggio che per anni รจ stato ripreso anche in numerosi discorsi religiosi e politici allโinterno del regime.
Molte analisi occidentali trattano lโIran esclusivamente come uno Stato razionale che persegue interessi geopolitici classici. Quando qualcuno parla di accordi e di โvie diplomaticheโ spesso ignora questa dimensione del problema, che va ben oltre ogni possibile compromesso di natura politica, economica o militare.
Israele tende a prendere molto sul serio queste narrazioni religiose.
Molti strateghi israeliani ritengono pericoloso un regime che combina calcolo geopolitico razionale e legittimazione escatologica, perchรฉ una leadership che si percepisce come parte di una missione religiosa puรฒ accettare rischi che altri Stati eviterebbero.
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Per Israele la situazione era diventata insostenibile. Non tanto per i singoli attacchi, quanto per la crescita continua delle capacitร militari iraniane: missili piรน precisi, droni piรน avanzati e un coordinamento sempre piรน stretto tra i vari proxy regionali. Lโobiettivo israeliano รจ quindi relativamente chiaro: ridurre drasticamente la capacitร dellโIran di proiettare potenza nella regione. Questo non significa necessariamente occupare territori o rovesciare immediatamente il regime. Significa piuttosto distruggere infrastrutture militari, catene di comando e capacitร missilistiche fino a rendere la minaccia gestibile. Negli ultimi mesi รจ diventato perรฒ sempre piรน evidente che senza un cambiamento significativo alla guida dell’Iran โ e soprattutto senza togliere agli ayatollah la capacitร di condurre scelte strategiche regionali โ Israele si troverebbe condannato a una sequenza infinita di guerre locali, accompagnate da una pressione diplomatica e propagandistica costante.
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Gli Stati Uniti hanno obiettivi parzialmente diversi. Washington non puรฒ permettere che lโIran diventi una potenza regionale capace di destabilizzare le rotte energetiche globali. Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno inoltre osservato con crescente attenzione la penetrazione iraniana in America Latina โ in paesi come Venezuela e Colombia โ e i collegamenti tra reti legate a Hezbollah e alcune organizzazioni del narcotraffico. A questo si aggiunge la preoccupazione per il ruolo sempre piรน forte e presente di varie strutture e organizzazioni opache che finanziano attivitร politiche e mediatiche in grado di influenzare la societร e la politica americana.
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Ogni guerra ridisegna equilibri. Questa non fa eccezione.
Paradossalmente uno dei possibili beneficiari indiretti della crisi รจ la Russia guidata da Vladimir Putin. Il motivo รจ semplice: ogni tensione nello Stretto di Hormuz fa salire il prezzo del petrolio aumentando i ricavi energetici russi.
Chi rischia di perdere di piรน sono invece proprio i paesi della Penisola Arabica. Se il conflitto si espande, porti, aeroporti e infrastrutture energetiche diventano bersagli.
Ed รจ qui che emerge un possibile errore strategico iraniano: attaccare Stati del Golfo che inizialmente non erano coinvolti direttamente nel conflitto.
Colpire paesi come Qatar, Oman o Arabia Saudita rischia di ottenere lโeffetto opposto a quello desiderato: invece di dividere il fronte regionale, lo rafforza.
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Dal punto di vista militare la guerra non รจ iniziata con un bombardamento improvviso. ร iniziata mesi prima con una gigantesca operazione di intelligence.
Lโobiettivo era costruire un sistema di targeting estremamente preciso, individuando centri di comando, infrastrutture militari e figure chiave del regime. Le migliaia di obiettivi colpiti in questi giorni mostrano quanto profondamente siano state analizzate le strutture del potere di Teheran: depositi bellici, fabbriche, basi militari, strutture della milizia e della polizia.
Secondo varie ricostruzioni operative, lโattacco รจ stato lanciato in una finestra tattica particolarmente favorevole: un momento in cui gran parte dellโentourage politico e militare iraniano si trovava riunito. La guerra โ completamente preparata dal punto di vista tattico e logistico โ รจ iniziata il sabato mattina alle 7 locali, in un orario nel quale anche le attivitร civili sono ridotte. (A quell’ora in genere le scuole sono chiuse.)ย Colpire simultaneamente quei bersagli significava tentare una vera e propria decapitazione della struttura decisionale.
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Il conflitto si svolge seguendo uno schema ormai noto nelle operazioni militari israeliane e americane: ottenere prima il controllo del cielo e poi degradare progressivamente gli asset militari piรน rilevanti. Il conflitto si sviluppa quindi attraverso attacchi aerei, missili, droni e operazioni di intelligence con lโobiettivo di colpire la rete del potere militare e di controllo del territorio.
Di giorno in giorno l’Iran perde non tanto il numero complessivo di missili quanto il numero di lanciatori. I missili possono essere migliaia, ma i sistemi di lancio sono molto meno numerosi. Una volta lanciato un missile i lanciatori devono ricaricare e in quel momento vengono individuati e distrutti.
Il numero di droni โ economici e relativamente precisi, anche se con potenziale distruttivo limitato โ resta invece un problema piรน difficile da gestire. Non a caso i missili intercettori stanno diventando una delle risorse militari piรน richieste a livello globale.
Uno degli aspetti piรน sorprendenti della crisi รจ stato lโattacco iraniano contro vari obiettivi nella Penisola Arabica e oltre. Recentemente รจ stato colpito anche un aeroporto in Azerbaijan.
Gli attacchi ai paesi del Golfo sono la dinamica meno prevista e hanno creato una situazione diplomatica nuova. Alcuni di questi bersagli non erano direttamente coinvolti nelle operazioni militari iniziali. Dal punto di vista militare per colpire i paesi del Golfo sono sufficienti missili a medio raggio e meno sofisticati di quelli necessari per raggiungere Israele, questo rende gli obbiettivi nei paesi del Golfo una scelta pagante perchรฉ meno protetti e perchรฉ i dispone di piรน mezzi per colpire.
In Israele gli impatti diretti sono stati relativamente pochi. I danni maggiori sono stati provocati da frammenti di missili intercettati che, ricadendo al suolo, contenevano ancora carburante o materiale esplosivo.
Gli Stati Uniti cercano soprattutto di sbloccare lo Stretto di Hormuz, che lโIran tenta di mantenere sotto pressione. Per questo motivo sono state distrutte molte delle capacitร navali iraniane utilizzate per minacciare le petroliere. Questo aspetto รจ determinante ed รจ uno dei motivi per cui l’Iran sta colpendo anche i paesi del Golfo.
La chiusura o anche solo il rallentamento del traffico energetico nel Golfo Persico รจ un fattore di enorme pressione sullโeconomia globale e sugli Stati Uniti in particolare. Per questo Washington mantiene una forte presenza navale e aerea nella regione. Si รจ parlato di un possibile intervento militare di terra in Iran, ma รจ piรน probabile che eventuali operazioni riguardino soprattutto le coste del Golfo Persico per neutralizzare le postazioni che minacciano il traffico delle petroliere.
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Il futuro del conflitto dipende da tre possibili scenari.
Il primo รจ quello piรน radicale: il collasso del sistema di potere iraniano. Perchรฉ questo accada servirebbero due condizioni difficili da ottenere: una leadership alternativa interna e un coordinamento tra opposizione e intervento esterno.
Il secondo scenario รจ piรน probabile: una trasformazione interna del regime con la sostituzione delle figure piรน radicali e lโemergere di una leadership piรน pragmatica.
Il terzo scenario รจ quello di una lunga guerra di logoramento: attacchi intermittenti, tensione permanente e nessuna soluzione definitiva.
Quando un sistema politico perde lโiniziativa e comincia semplicemente a reagire agli eventi significa che il suo ciclo storico potrebbe essere entrato nella fase finale. In questo caso non parlo solo dell’Iran ma anche dell’Europa, che da anni appare sempre piรน impegnata a gestire crisi piuttosto che a determinare il proprio futuro.
Roy Benas (da facebook)


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