Immigrazione: basta col moralismo

Ascolto – ancora una volta – l’intervento di esponenti di AVS (Alleanza Verdi Sinistra), del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico sui migranti. E, come un mantra – una litania stucchevole – si sente ripetere: “Sono provvedimenti razzisti”, “Si fanno le leggi razziali”, “Sono provvedimenti che colpiscono solo i migranti”. E oltre a venire un po’ da ridere (mi pare difficile fare dei provvedimenti sui migranti che non riguardino i soli migranti – è come dire che le leggi sul traffico colpiscono solo gli automobilisti), mi sale un conato. Un conato di nausea. Di rabbia. Di disgusto. Perché – ancora una volta – la sinistra si nasconde dietro il moralismo, invece di affrontare la realtà.

Ma il campo largo – questa coalizione da brividi– ha intenzione di fare un attimo di politica? O vuole andare avanti all’infinito con questo moralismo piccolo borghese? Perché il nostro dibattito politico è tenuto ostaggio da questo moralismo rivoltante. Non può essere che ogni provvedimento – ogni legge, ogni decreto, ogni ordinanza – faccia scattare il coro delle prefiche che piange, che si straccia le vesti, che urla “cattivi e razzisti”. Non può essere che la politica – quella vera – sia sostituita dalla morale. Da un’etica della buona intenzione che non risolve i problemi, ma li aggrava. Perché – diciamolo – i migranti (quelli veri, quelli che soffrono, quelli che cercano una vita migliore) non hanno bisogno di moralismo. Hanno bisogno di soluzioni. Hanno bisogno di integrazione. Hanno bisogno di sicurezza. Hanno bisogno di regole. E la sinistra – quella che si dice “accogliente” – non offre nulla di tutto ciò. Offre solo slogan, indignazione, pietà. E la pietà – si sa – non nutre. Non protegge. Non integra.

Bisogna che una certa parte politica – questa sinistra palestinista, moralista, ipocrita – esca dal desiderio di arrivare al potere a tutti i costi e di garantirsi un futuro bacino elettorale a cui attingere (i migranti, i giovani, i palestinisti). E si renda conto – finalmente – che, se non si agisce in fretta e in modo deciso, quello che sta succedendo in Irlanda accadrà anche qui. In Italia. E i primi a rimetterci saranno proprio i migranti. Quelli che la sinistra dice di voler difendere. Ma che – con il suo moralismo – sta mettendo in pericolo. Perché quando la gente comune non vede soluzioni, non vede sicurezza, non vede regole – si arrabbia. E l’ira – l’ira popolare – è cieca. Non distingue tra il bravo migrante e il cattivo migrante. Tra chi si integra e chi no. Colpisce tutti. E questo  sarà colpa anche della sinistra. Della sua incapacità di governare il fenomeno. Della sua paura di dire la verità. Della sua complicità con chi – invece di integrarsi – vuole imporre le sue regole.

Basta con questa difesa dell’indifendibile. Abbiamo quartieri – in molte città italiane – in cui la gente è terrorizzata. E lo è per buone ragioni. Non per razzismo, non per xenofobia ma perché la criminalità – quella vera – è aumentata. Perché lo spaccio è sotto casa. Perché le risse sono all’ordine del giorno. E la polizia  non riesce a stare dietro a tutto. Abbiamo moschee salafite – quelle che predicano l’odio, quelle che giustificano il jihad, quelle che finanziano il terrorismo – aperte e frequentate, nel cuore delle nostre città e nessuno dice nulla. Nessuno le chiude, per paura di essere accusato di “islamofobia”. Ballarò – a Palermo – il mercato storico, il cuore pulsante della città – oggi è controllato dalla mafia nigeriana, che spaccia, estorce, uccide. E nessuno dice nulla. Per paura di essere accusato di “razzismo”.

Qualche settimana fa una ragazza colombiana è stata rapita e abusata per una settimana. Non in un paese lontano. Non in un’isola deserta. In una nostra grande città. E nessuno dice nulla. Per paura di essere accusato di “strumentalizzazione”.

Basta. Basta con questo moralismo. Basta con le prefiche. Basta con la paura di essere etichettati. La realtà è che l’immigrazione incontrollata – senza regole, senza integrazione, senza sicurezza – crea problemi. Problemi seri. Problemi che non si risolvono con gli slogan. E che – se non affrontati – esplodono.

Io spero davvero che questi maestri di buone maniere – questi moralisti, questi predicatori, questi giudici – scompaiano al più presto. Non perché li odi. Perché la loro ipocrisia, la loro incapacità di guardare la realtà, sta facendo più danni del razzismo che dicono di combattere. E non si può più stare zitti.

Roberto Damico (da facebook)

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