Perché la Russia è nostra nemica

Il titolo è provocatorio, certo. Ma chiarisco subito: quando dico “Russia”, intendo il regime russo e le sue eredità ideologiche, non il popolo russo in sé. Parlare di Mosca senza tener conto della sua lunga memoria imperiale e della sua visione del mondo significa non capirla. E forse significa non capire nemmeno perché oggi Israele e Ucraina siano tra i suoi nemici più naturali.

1 L’antisemitismo rinnovato: dalla tradizione zarista al “progressismo” sovietico

Negli anni ’70, mentre l’Occidente si illudeva di una distensione con l’URSS, Mosca rilanciava su scala globale un antisemitismo “riformulato” in chiave moderna: l’antisionismo. Non era solo propaganda interna: era un progetto internazionale. Il sionismo veniva descritto come un’ideologia “razzista”, “colonialista” e “imperialista”. Dietro questo linguaggio — oggi ripreso da molti movimenti che si dicono “progressisti” — si nascondeva una vecchia ossessione russa: quella contro l’ebreo come corpo estraneo alla madrepatria slava o socialista.

Il pogrom cambia nome, ma non sostanza. L’URSS addestrava e finanziava i gruppi armati palestinesi (OLP, FPLP, e altri) e diffondeva materiale antisionista in tutto il Terzo Mondo. Questa operazione non era solo ideologica, ma strategica: eliminare Israele significava espellere l’Occidente dal cuore del Medio Oriente.

2 L’espansionismo russo verso il Mediterraneo: Costantinopoli e Gerusalemme

Per capire l’ostilità russa verso Israele (e verso l’Ucraina), dobbiamo tornare ancora più indietro. Già nell’Ottocento, la Russia zarista aveva un progetto ben chiaro: ergersi a protettrice della cristianità orientale, in continuità con l’Impero bizantino. Il mito della Terza Roma — Mosca come erede di Roma dopo la caduta di Costantinopoli — era un asse ideologico potente. E dentro questo mito c’erano due città-chiave da “liberare”: Costantinopoli (Istanbul) e Gerusalemme.

Ogni passo verso i “mari caldi” era un passo verso quella missione imperiale: lo fu la guerra di Crimea (1853–56), guerra anti-ottomana mascherata da conflitto tra potenze europee, e lo fu l’espansione nel Caucaso e in Asia centrale, sempre accompagnata da deportazioni e pulizie etniche (come il genocidio dei tatari di Crimea).

3 Perché Israele e Ucraina sono bersagli storici di Mosca

Oggi come allora, la Russia cerca sbocchi sul Mediterraneo e influenza in Medio Oriente. Ma oggi, due realtà le impediscono di completare la sua “linea imperiale”:

L’Ucraina, che nega a Mosca il controllo del Mar Nero e, soprattutto, il mito dell’identità russa originaria (Kiev come “culla della Rus’”).

Israele, che rappresenta l’unico alleato occidentale radicato e saldo nel Levante, oltre a essere un baluardo culturale e tecnologico contro l’influenza iraniana — partner strategico della Russia.

Nell’immaginario imperiale russo, entrambe sono intrusioni occidentali da annientare o neutralizzare. Non è un caso se Mosca sostiene Hamas e Hezbollah, se stringe accordi con Teheran e se ha occupato militarmente la Siria. Né è casuale che nella propaganda russa si descriva Zelensky come un “ebreo nazista” — un’accusa apparentemente assurda, ma coerente con la tradizione propagandistica anti israeliana dell’URSS.

4 Una linea imperiale lunga due secoli

Quello che vediamo oggi non è un rigurgito di guerra fredda, ma un progetto più antico: una Russia che si percepisce come potenza salvifica della cristianità (e ora anche del multipolarismo), contro l’Occidente “corrotto”, Israele “coloniale” e l’Ucraina “nazionalista”.

Dimenticare tutto questo — e ancora di più, ignorarlo — non è solo un errore di analisi: è un pericolo politico. Per l’Europa, per Israele, e per chiunque creda che la libertà dei popoli non sia negoziabile.

Roberto Damico (da facebook)

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