Una sanità pubblica con troppi buchi

Secondo il Rapporto Cerved sul welfare delle famiglie italiane la spesa per prestazioni sanitarie nel 2021 è stata di circa 39 miliardi di euro (circa un terzo della spesa sanitaria pubblica). Gli italiani spendono tanto, ma le statistiche dicono che oltre la metà (il 50,2%) rinuncia a curarsi. Una conferma arriva anche da un rapporto di Cittadinanzattiva sui malati con patologia cardiovascolare: il 50% dei cittadini intervistati si è vista sospendere o rimandare le visite senza data mentre la mortalità è più che raddoppiata con la pandemia.

Al di là delle statistiche è esperienza condivisa che se c’è bisogno urgente di una visita specialistica o di un esame diagnostico è normale rivolgersi alle prestazioni fornite dai privati o in intramoenia. D’altra parte il problema delle liste di attesa sembra irrisolvibile mentre la mancanza di personale medico sta diventando una realtà sempre più drammatica. La rete della medicina di base non funziona bene. È ormai difficile anche farsi visitare dal proprio medico. La sensazione spesso è quella di essere abbandonati. Il covid sta facendo precipitare questa situazione che corrisponde ad una scelta di politica sanitaria di lunga data. Le notizie che giungono dal fronte ospedaliero denunciano una costante esclusione dei malati per altre patologie dall’assistenza. Dal covid usciremo, ma i problemi della sanità resteranno

13 gennaio 2022

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