La sicurezza è una priorità
La realtà deve prevalere sulle narrazioni. Non ha più senso accusare il “disagio sociale” o la solitudine dei giovani o la povertà per provare a negare un’emergenza che crea paura e disgregazione. A chi decide di imporsi alla maggioranza delle persone che rispettano la convivenza civile con la violenza bisogna rispondere con durezza e rapidamente perché si tratta della libertà della stragrande maggioranza contro l’arbitrio di pochi. Giovani camorristi, immigrati allo sbando che rubano, spacciano, aggrediscono e violentano, gang di adolescenti, criminali che provano ad assumere il controllo del territorio. La risposta dello Stato è debole ed è lontanissima da quella TOLLERANZA ZERO che darebbe fiducia e speranza ai cittadini.
Da decenni una parte delle forze politiche, sociali e culturali impedisce di riconoscere il problema nella sua crudezza affidandosi all’utopia di una società più giusta. Per questa parte mettere la sicurezza al primo posto è inconcepibile e verso le forze di polizia permane una diffidenza di impronta politica e ideologica. In prima linea però ci sono gli agenti delle forze dell’ordine ai quali lo Stato delega l’uso della forza, ma non riconosce alcuna protezione per le azioni penali della magistratura che li tratta come comuni cittadini. Il problema è che se non si cacciano i lupi, le pecore restano sottomesse. Manca una repressione forte e manca la certezza della pena. Si ha paura di colpire i pochi senza pensare ai moltissimi che senza difesa si sentono persi.
10 novembre 2025


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