Come fermare l’Iran degli ayatollah
Il titolo implica già una risposta, ma c’è un’alternativa: lasciar fare e aspettare. Israele però da molto tempo sa che non può aspettare. E non è questione di Netanyahu che vuole fuggire dai processi a suo carico, sono quasi tutti gli israeliani che appoggiano la guerra all’Iran perché sanno di non avere alternativa. Israele nasce come stato nel 1948 e si ritrova subito in guerra. Da allora gli arabi, gli islamici e poi con più rabbia gli islamisti cercano la soluzione finale per gli ebrei. I palestinesi, inventati come popolo o no (fino al 1967 erano solo arabi), sono stati formati nell’odio di Israele. La ricerca della bomba atomica da parte degli ayatollah ha fatto traboccare il vaso e Israele ha deciso per la guerra sapendo di non avere la possibilità di fare la prova della volontà iraniana di fare veramente ciò che dicono dal 1979.
Dunque quella in corso è una guerra preventiva e si realizza a parti invertite la prosecuzione del massacro del 7 ottobre 2023. Volevano gli agenti iraniani tra i palestinesi (Hamas) e nel Libano (Hezbollah) la guerra generale contro Israele; hanno avuto la guerra, ma di Israele, Usa e anche stati arabi della regione contro di loro (da ultimo l’Egitto sta pensando di promuovere una alleanza di arabi contro l’Iran). Tranne gli Usa si tratta di entità statali in prima linea che non possono seguire il pacifismo e il buonismo degli stati europei e della Chiesa cattolica. Sanno di essere nel mirino degli ayatollah e di dover combattere per sopravvivere.
La Repubblica islamica è un fattore di destabilizzazione del medio oriente dal 1979. Fin dall’inizio ha proclamato i suoi obiettivi fondamentali: cancellazione di Israele, guerra all’occidente, ma anche conquista dei luoghi sacri dell’Islam che sono in Arabia Saudita. Da allora è diventato lo sponsor principale del terrorismo, ha finanziato e organizzato milizie territoriali che hanno assunto il controllo di porzioni di territorio (Gaza) o di stati (Libano, Yemen) e da lì hanno attaccato il territorio israeliano per molti anni.
Sul nucleare iraniano si sono consumati anni preziosi in trattative inutili perché la volontà del regime iraniano è sempre stata di dissimulare la costruzione della bomba sotto una fitta coltre di armi di distrazione alle quali gli occidentali hanno abboccato e continuano a credere, ma gli israeliani no. Di fatto l’arricchimento dell’uranio è proseguito in laboratori segreti scavati sotto le montagne arrivando a poco dal livello necessario per l’atomica. Perché l’Iran persegue questo obiettivo con tanta tenacia? Perché se riuscisse a dotarsi di testate nucleari avrebbe un potere di ricatto immenso sull’intero medio oriente e potrebbe attuare il primo dei suoi obiettivi strategici: cancellare Israele. Ha il diritto di farlo o va bloccato e disarmato prima? Da anni si sta su questo crinale ed è per questo che è partito l’attacco Usa-Israele. La posta in gioco è evitare un conflitto atomico in medio oriente e per farlo bisogna disarmare l’Iran. Non ci sono alternative eppure, incredibilmente, in occidente ci sono anche molti che affermano il diritto dell’Iran a possedere l’atomica. Di qui le tante manifestazioni contro Israele e gli Stati Uniti che parlano di pace, ma intendono lasciar fare al regime dei pasdaran.
Se di questo si tratta davvero non si comprende l’ingenuità di chi fa invoca il cessate il fuoco e il dialogo. Soprattutto non si comprendono gli stati europei che per ragioni geografiche e per interessi economici dovrebbero essere i più interessati ad un medio oriente libero dalle ossessioni dei fanatici che hanno in testa la guerra contro Israele. Forse preferiscono al conflitto in corso una guerra atomica nel futuro?
Il medio oriente è nel mezzo di un passaggio epocale: dalla fase dell’ostilità e dello scontro tra occidente e mondo islamico alla fase della collaborazione per la rinascita di quella regione del mondo con il coinvolgimento di arabi, islamici e israeliani. I Patti di Abramo voluti dagli Usa a questo servono e sono collegati al Corridoio IMEC (India, Medio oriente, Europa). A questa svolta epocale si opponeva l’Iran e il 7 ottobre 2023 l’attacco ad Israele era finalizzato proprio a bloccare l’adesione dell’Arabia Saudita ai Patti di Abramo con l’obiettivo di scatenare una guerra regionale contro lo stato ebraico.
Questo il contesto e le strategie in campo. E allora come si fa a cavarsela con le esortazioni al dialogo e con la litania della pace? Si capisce che i governi europei non riescano ad andare molto oltre questo tipo di reazione: l’islamismo fa paura per la capacità di scatenare il terrorismo e per il peso che hanno assunto gli immigrati di fede islamica di prima, seconda e terza generazione. L’alleanza tra loro e le sinistre antagoniste e radicali è in corso e insieme possono scatenare moti di rivolta capaci di rovesciare i governi. Così tutto si ricongiunge e si spiega. La litania della pace e del cessate il fuoco serve per non impegnarsi in nessuna strategia di cambiamento del medio oriente. Paradossale fuga dalla realtà che risponde anche ad opinioni pubbliche terrorizzate dall’idea di essere travolte da una guerra. Giustissimo, ma il problema ineludibile è che sono altri a volere la guerra e allora o ci si difende o ci si arrende
Claudio Lombardi



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