I giovani italiani che vogliono scappare

Voglio raccontarvi la sintesi di una telefonata alla TIM. E’ una bella e brutta storia, ma merita. Per la giovane operatrice e per quello che ha trasmesso a me, a tutti noi, con una elementare ma perfetta “rasoiata”.

Piccolissima premessa per capire. Dall’ADSL passo a Fibra. Ma TIM si sbaglia e fa una voltura. Come fossi un nuovo cliente. La domiciliazione (durata 30 anni) scompare e mi ritrovo due bollette in morosità senza saperlo. Le pago, ma poi mi ritrovo 2,22 euro x 2 bollette di multa per ritardato pagamento. Ovvio. E in più, spulciando la bolletta, vedo che TIM Vision che mi era stata promessa gratis, me la fanno pagare 1 euro.

Bene, dico, visto che fanno gli accattoni loro, faccio il tirchio anche io. Pure per un euro. Chiamo il 187 e spiego la questione. Senza rabbia, ma con buon senso e ragionevolezza, senza un briciolo di alterazione emotiva.

L’operatrice mi ascolta e su Tim Vision dice che il contratto “è quello da 30 euro”. Ti dicono pure che Tim Vision è gratis ma in realtà è obbligatorio, cioè 29 euro la linea + 1 Tim Vision. Vabbè. Sembra la stessa cosa, ma non mi trattate da deficiente. Allora (replico) ridatemi i soldi per avermi fatto pagare multe per un vostro errore. “Deve aprire un reclamo – mi dice l’interlocutrice – e dovrà dimostrare lei il loro errore”. Ma si può litigare per 2 euro?

MA AD UN TRATTO, ECCO GLI SNODI: Con un pizzico di attenzione, ringrazio la ragazza che mi ha ascoltato con pazienza e le dico che, anche se non sembra, sono arrabbiato, perchè tutte le aziende, ACEA, ENI, ENEL, le Banche, Vodafone e gli uffici fanno tutte come Tim: un continuo confronto-scontro per cose che non vanno, in cui l’utente però è sempre soggiogato dalla loro forza economica e dal loro potere.

Ed ho accennato alla operatrice che anche lei, nella sua vita reale, sarà una utente e “smadonnerà” a destra e a sinistra per tutti gli impicci quotidiani piccoli o grandi simili al mio.

Ed ho aggiunto: con le aziende CHE PAGANO I CALL CENTER SOLO PER STOPPARE LE LAMENTELE AL 50% E PER RISOLVERE I PROBLEMI REALI NELL’ALTRO 50.

A questo punto l’operatrice mi interrompe, e mi dice: NO. L’80% SONO LAMENTELE. L’80% no il 50.

E poi mi accenna (con mio dolore umano) e mi rasoia il volto: “Lei ha l’età di mia nonna (cavolo, vero, io ho 70 anni, lo avrà capito dal CF o dal contratto?), e mia nonna ogni giorno mi dice di scappare da questo Paese, di SCAPPARE PRESTO, CHE ALTRIMENTI IL MIO FUTURO E’ SEGNATO“.

Non le chiedo il nome, non approfondisco oltre, e si che avrei voluto capire la sua storia professionale, le ragioni più profonde del suo dire. Invece le chiedo solo quanti anni ha.

Ci pensa un po’ e poi sottovoce: ventuno.

Ecco, sentire genericamente dai giovani che bisogna scappare, è un leitmotiv quotidiano, forse ormai privo di sentimenti, che ci ha abituato a tanto al chilo.

Ma sentirlo direttamente da una ragazza (intelligente, educata, colta e capace di fare il suo lavoro, ma “pagata solo per reggere alle incazzature degli utenti evitando noie alla azienda”), con la consapevolezza di ciò che diceva – perchè nella telefonata parlava di sua nonna, MA ERA LEI CHE VOLEVA SCAPPARE – ecco, questo ti ferisce il cuore e capisci che quando viene meno la speranza, soprattutto nei giovani, viene meno l’identità. Di un lavoro. Di un amore. Di un Paese. E ci si perde. A meno di scappare.

E qui non si tratta di governo o di poteri politici, o meglio non solo: si tratta della presa di atto definitiva, di un tessuto sociale, produttivo, emozionale… ormai liso, sfilacciato, ad solo un minuto secondo dalla sua definitiva rottura

Michele Pizzuti

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