Il battesimo del terrore
E così anche l’Italia ha avuto il suo “battesimo” del terrore. Come già successo in altre città europee qualcuno ha tratto ispirazione da eventi terroristici del passato e si è idealmente ricollegato a quell’invito di uno dei capi dell’Isis – Abu Muhammad al-Adnani – che nel 2014 esortò i musulmani a uccidere i “crociati” con qualsiasi mezzo disponibile suggerendo pietre, coltelli, veleni, lanci dai piani alti e investimenti con le automobili.
Ora c’è un tentativo frenetico da parte di politici progressisti, giornalisti e intellettuali d’area di spiegare l’accaduto con la malattia psichica di chi ha lanciato l’auto contro i passanti con il preciso intento di fare una strage. Un tentativo a cui partecipano con impegno sindaco e presidente della Regione e che converge con la prudenza del governo che non ha nessun interesse ad un clima di scontro che potrebbe svolgersi con modalità pericolose per la stabilità dell’Italia.
Il problema è che la tesi del matto non basta. Se tutti i malati di mente provassero a fare stragi per le strade avremmo centinaia di morti al mese. D’altra parte per schiacciare sotto le ruote i passanti tanto sani di mente non si può essere. Quindi possiamo dire che un terrorista è sicuramente uno squilibrato, ma che non tutti gli squilibrati sono terroristi. La scelta di chi usa un’auto come un’arma così come quella di chi mette bombe sulle metropolitane o prende d’assalto un concerto mitragliando i partecipanti (Bataclan, Parigi) è precisa e risponde a canoni introdotti dal terrorismo di matrice islamica attivo in Europa da molti anni.
Bisogna sgombrare il campo dalla criminalizzazione di tutti gli immigrati islamici e di tutte le seconde generazioni e focalizzarsi sugli aspetti patologici del loro rapporto con la società e lo stato italiani. Non è accettabile che si venga qui per trovare migliori condizioni di vita, ma poi si coltivi l’odio e il rifiuto nei confronti del sistema di vita e dei valori che vi si praticano. Ci sono confini che devono essere insormontabili: libertà e uguaglianza di uomini e donne, laicità dei poteri pubblici e supremazia dello Stato su qualunque religione. Occorre combattere sul piano culturale chi prova a farci cambiare strada su ognuno di questi punti. Ognuno abbia la fede che vuole, ma qui abbiamo una Costituzione che domina su tutti.
Su queste basi si può discutere senza imposizioni e l’integrazione deve procedere senza imposizioni. La convivenza può essere meno difficile di quanto si immagini se si procede da basi solide e patti chiari perché la grande maggioranza dei musulmani in Europa vive in pace, lavora, rispetta le leggi. Il problema serio da non sottovalutare è quello di chi si sente di appartenere ad una religione tendenzialmente totalitaria abituata a dominare tutti gli aspetti della vita individuale, civile e politica di un paese. Problema aggravato da guerre e terrorismo che in nome di questa fede si scatenano da decenni in medio oriente e nel cuore dell’Africa. Chi viene qui e pensa di fare la sua parte per combattere il mondo degli infedeli deve essere fortemente scoraggiato e infine espulso. Il conflitto tra islamismo sunnita e sciita e Israele e paesi arabi non deve ripercuotersi qui da noi.
Non possiamo ignorare che questa ideologia possiede una forza attrattiva per i giovani delle seconde generazioni in cerca di una identità che calmi le angosce esistenziali rimettendo le scelte di vita ad un’entità superiore totalizzante. Di qui anche atteggiamenti predatori e antisociali delle bande giovanili che vedono sempre la presenza di immigrati di seconda generazione. Nel laboratorio francese dove alcune periferie sono fortezze inaccessibili alla polizia possiamo vedere gli sviluppi futuri delle nostre città se non si interviene per prevenire.
Per farlo bisogna riconoscere il problema ed è proprio quello che il pensiero progressista e dei cattolici non vuole fare proseguendo in un atteggiamento di sottovalutazione di questi fenomeni e di resa a chi vuole imporsi con la violenza. Non possiamo far finta che non esista una oggettività degli eventi che si dipana dai numeri e dalla determinazione dei soggetti in campo. Se milioni di immigrati musulmani non trovano degli argini invalicabili possono cedere alla predicazione di chi racconta loro che il nostro mondo è troppo debole per opporsi alla conquista di una forza che, seppur minoritaria, possiede la forza d’urto che nessuno è in grado di contrastare. Purtroppo dando retta al pensiero progressista questo diventerà un approdo certo
Claudio Lombardi



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