Il governo Draghi e la partecipazione dei cittadini

Ha fatto bene Draghi ad esigere che del suo governo facessero parte esponenti dei partiti che votano la fiducia. Fanno bene quei politici che intervengono nel merito dei problemi che devono essere affrontati. Fanno bene anche quelli che si rivolgono al proprio interno (il riferimento è al Pd e al M5s) per ridefinire la propria identità e rilanciarsi. Insomma fanno bene i politici a non scomparire e a ricordare agli italiani che il governo non è tutto e che non basta mettersi in attesa perché qualcuno pensi a tirarci fuori dai guai.

In questi giorni si evoca la partecipazione dei cittadini a proposito della crisi del Pd. Sarebbe mancata ed ora dovrebbe essere il cuore di una rinascita di quel partito. In realtà la partecipazione è il cuore di ogni sistema democratico, ma non consiste in una mobilitazione permanente di masse di popolo che decidono direttamente sul governo della società. Più semplicemente la partecipazione si presenta soprattutto come consapevolezza e circolazione di informazioni tra classe dirigente e cittadini basata sull’intermediazione di partiti, movimenti, associazioni, canali di informazione, centri di ricerca e cultura. Questa è la partecipazione che aiuta a superare le crisi

8 marzo 2021

1 commento
  1. silvano ceruti dice:

    Tutte le istituzioni, tutte le organizzazioni sociali strutturate (partiti, scuole, università, ospedali …), impongono alle persone modelli ai quali chiunque sia coinvolto deve continuamente sforzarsi di adeguare sé stesso. Questo sforzo di adeguamento però ostacola lo sviluppo delle qualità individuali o, più ancora, limita il dispiegarsi delle doti umane di ciascuno.
    Il segreto di una organizzazione sociale ben funzionante sembra risiedere non nell’unità complessiva (partito, associazione, canale di informazione, istituzioni di qualsiasi genere) ma in una struttura che si rigenera costantemente attraverso il meccanismo della divisione, scioglimento e ricoagulazione. Ma se questo processo viene sostituito dalla formazione di complessi accentratori di potere, protetti da confini irrigiditi, il solo risultato al quale può portare è la distruzione dell’organismo sociale.
    La partecipazione quindi deve necessariamente svincolarsi, ed esprimersi attraverso lo sviluppo di organizzazioni parallele, alternative. Ciò non significa che dei problemi o bisogni che riguardano tutti non ci debba essere un’organizzazione che ne preveda una soluzione comune, ma che di queste soluzioni ognuno si senta chiamato alla realizzazione attraverso la formazione di organismi flessibili, temporanei, in grado di adeguarsi alla necessità del momento.
    Facciamo riferimento all’attuale pandemia: se è giusto che l’organizzazione centrale si occupi delle modalità di reperimento e distribuzione di dosi di vaccino sufficienti per tutti, la medesima organizzazione centrale deve favorire sia la fase di ricerca e sviluppo del vaccino, sia il momento della somministrazione di questo facilitando la formazione di gruppi locali dislocati su tutto il territorio, costituiti da tutti i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari in grado di provvedervi.
    E così per ogni evento riguardante il bene comune, responsabilizzando tutti e ciascuno con la partecipazione alla realizzazione dello stesso, col superamento dell’abnorme burocrazia esistente che ci soffoca.
    Quindi la ridefinizione dell’identità di PD e M5s, come di ogni altro partito, è di molto scarso interesse, essendosi queste organizzazioni modificate in centri di potere dediti essenzialmente, se non esclusivamente, al mantenimento di sé stessi.

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