Un tappo di plastica vegetale

Oggi mi è capitata in mano una confezione di acqua in cartone, sulla parte superiore c’era scritto: tappo in plastica vegetale ricavata dalla canna da zucchero. Bello, uno potrebbe dire, finalmente della plastica sostenibile, non derivata dal petrolio, prodotta con sostanze naturali, integrata nelle strategie di economia circolare, biodegradabile.

No.

Sul fondo del cartone c’è scritto: tappo in HDPE riciclabile.

l’HDPE è high density polyetilene, polietilene ad alta densità, per intenderci la plastica che si usava per i vecchi sacchetti dei supermercati, oggi eliminati, quella che scricchiola.

Quindi di cosa stiamo parlando?

Stiamo parlando di questo processo:

canna da zucchero -> zucchero

Zucchero -> fermentazione -> alcol etilico

alcool etilico -> disidratazione -> etilene

Etilene -> polimerizzazione -> polietilene.

Il polietilene non è una plastica biodegradabile, se buttata in mare rimane inalterata per centinaia di anni, è invece riciclabile se raccolta nei contenitori per la plastica, separata e trattata opportunamente come qualunque altro polietilene prodotto dal petrolio.

Quindi tutto ciò che è di origine naturale non è necessariamente biodegradabile, e il petrolio non è necessariamente la materia prima indispensabile per produrre la plastica.

La chimica moderna riesce a fare di tutto anche senza il petrolio. Ne potremmo ormai fare benissimo a meno. Si possono fare detergenti, combustibili, anticrittogamici, plastiche, additivi, anche partendo da sostanze naturali o addirittura da CO2 e acqua, ma ciò non vuol dire che questi prodotti saranno biodegradabili. Saranno dei prodotti esattamente uguali a quelli che si producono dal petrolio.

Noi oggi utilizziamo il petrolio perché costa meno, costa meno sia come materia prima sia energicamente. Se dovessimo produrre quello che produciamo oggi con il petrolio, usando sostanze naturali, dovremmo coltivare immense quantità di terreni con colture specifiche sottraendo quelle terre alla coltivazione di alimenti e foraggio e probabilmente dovremmo disboscare ulteriori foreste e terreni oggi tenuti allo stato naturale. Inoltre c’è anche il problema energetico, per produrre ciò che ci serve dalle sostanze naturali serve energia, energia per coltivarle, per raccoglierle, per estrarle ed infine per trasformarle, energia che oggi va in parallelo con la produzione di CO2 visto che solo il 30% dell’energia che usiamo proviene da fonti rinnovabili.

Concludendo, produrre quel tappo è costato di più sia economicamente sia energicamente, rispetto al produrlo nel modo classico ed è stata utilizzata una risorsa, lo zucchero che poteva avere applicazioni alimentari. Tutto ciò per poter scrivere “plastica vegetale” cosa che non ha, come lo abbiamo visto, nemmeno molto senso

Pietro Zonca

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