Rai Way e RCS: voglia di monopolio?

torri di trasmissione RaiPrima Mondadori dichiara di voler acquistare RCS (che comprende il Corriere della sera); adesso Mediaset vuole lanciare un’offerta pubblica d’acquisto e scambio (Opas) per conquistare il 100% di Rai Way (impianti di trasmissione del segnale televisivo), attraverso la controllata Ei Towers, la società che possiede le antenne delle televisioni di casa Berlusconi.

Cosa succede nel settore media e informazione? Per anni si è denunciata l’anomalia di un intreccio tra cariche politiche, istituzionali e proprietà di reti televisive, case editrici, giornali, banche, assicurazioni e quant’altro nella persona di Silvio Berlusconi a lungo Presidente del Consiglio dei ministri e tuttora capo di uno dei maggiori partiti italiani. Una concentrazione di potere assolutamente anomala per una democrazia.

Ora che la maggioranza di governo è cambiata e le fortune del Berlusconi politico sono crollate (insieme a quelle dell’imputato che riusciva a sfuggire a tutti i processi) esce fuori un’altra forma di anomala concentrazione del potere ricercata con la creazione di un monopolio tecnico-mediatico nettamente superiore a quello del passato.

mondadori rcsSe le due proposte dell’impero berlusconiano fossero accolte avremmo tutti gli impianti di trasmissione dei segnali tv in mano a Mediaset e metà dell’editoria italiana in mano a Mondadori. Poiché sia Mediaset che Mondadori sono in mano a Berlusconi il cerchio si chiude.

No, non si può fare perché in un regime democratico non possono esistere monopoli privati che controllano settori essenziali per garantire la libertà di tutti. Certo Mondadori e RCS sono aziende private e sono libere di vendersi e acquistarsi. Ma chi ne è proprietario non può poi possedere anche tre reti televisive nazionali, più tutti gli impianti di trasmissione. Sennò un solo padrone può dettare la sua legge a un esercito di dipendenti che controllano media, informazione, editoria. E questo è pericoloso.

Intanto il governo finalmente ha deciso che bisogna riformare la Rai. Renzi dice che i partiti vanno esclusi dalle decisioni che riguardano la gestione del servizio pubblico radiotelevisivo e i giornali parlano di due soluzioni allo studio: una fondazione alla quale trasferire le azioni Rai oppure un consiglio rappresentativo delle componenti della società italiana. Sia nell’un caso che nell’altro il consiglio di amministrazione Rai sarebbe nominato da questi organismi e non più dalla Commissione di vigilanza. I partiti, quindi, non deciderebbero più chi amministra la Rai.

decisioni governo su RaiForse è arrivata la volta buona? Ancora non si sa, ma intanto Berlusconi fa le sue mosse per conquistare almeno il monopolio delle antenne.

A questo punto il governo deve dire cosa pensa di fare perché una dichiarazione di principio non basta. I partiti fuori dalla Rai? Giusto, ma chi nomina gli organismi che nomineranno il consiglio di amministrazione Rai? E qual è la missione del servizio pubblico cioè che deve fare? E in tutto questo chi ci mette i soldi ovvero i cittadini italiani che pagano il canone cosa decidono?

Gli interrogativi sono tanti e le intenzioni del governo non sono chiare. Lo è, invece, un disegno di legge scritto da un gruppo di lavoro costituito da MoveOn. Ci si è lavorato per un anno intero e alla fine è uscita una proposta di riforma coerente, ragionevole, credibile.

Il cuore della proposta è che il CdA Rai (società per azioni 100% dello Stato e incedibile) sia nominato da un consiglio di garanzia eletto da tutte le componenti istituzionali, sociali e culturali nonché da tutti gli abbonati Rai su liste di candidati presentate dalle associazioni dei consumatori, dalle associazioni di volontariato e del terzo settore, dalle confederazioni sindacali maggiormente rappresentative in ambito nazionale.

Questa sì che sarebbe una riforma veramente innovativa, ma non la si può realizzare permettendo la costituzione di un monopolio tecnologico. Se ci deve essere un monopolista delle antenne di trasmissione Tv ebbene questo deve essere controllato dallo Stato

Claudio Lombardi

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