Dalla guerra alla scelta di campo degli europei

Ormai un mese è passato e l’intelligence Usa (fonte CNN) fa sapere che la metà dei lanciatori, un gran numero di missili e moltissimi droni sono ancora nella disponibilità delle forze iraniane. Dato che finora è stata una guerra che arriva dai cieli bisogna immaginare che le forze di terra siano quasi intatte. Un’azione di terra senza la ribellione di una parte delle forze armate diventa così impraticabile.

Di sicuro la capacità di resistenza iraniana potenziata dal contributo russo e cinese (satelliti e intelligence) è superiore a ciò che è stato valutato all’inizio della guerra. Hanno sbagliato i calcoli Trump e Netanyahu? Netanyahu di sicuro no. La guerra di Gaza non è mai finita e non è mai stata limitata a Gaza. Da subito è stato chiaro che era l’assalto dell’Iran e dei suoi alleati ad Israele. Se il “cerchio di fuoco” fosse riuscito ad assestare colpi mortali allo stato israeliano l’Iran sarebbe entrato in guerra per finirne la distruzione.

Non è andata così e gli alleati allevati e armati dall’Iran hanno ricevuto risposte devastanti. A Gaza sono morti tanti civili? Ovvio. Sono stati schierati come arma per fermare le forze israeliane. Dovevano morire come hanno ricordato più volte i capi di Hamas. Il loro “uso” era diretto alle opinioni pubbliche occidentali e ai paesi arabi perchè il massacro doveva suscitarne la ribellione e farli schierare contro Israele.

In Europa l’operazione è riuscita e il movimento propal ha monopolizzato la politica e l’informazione assumendo la propaganda di Hamas come verità assoluta. Le parole d’ordine del finto genocidio palestinese e di quello invocato per gli israeliani (il solito slogan “Palestina libera dal fiume al mare”) sono diventate le bandiere delle opinioni pubbliche europee tanto che nessuno osa più dire che non c’è stato nessun genocidio a Gaza.

Nei paesi arabi, invece, fallimento completo: nessuno si è mosso. Governi e popolazioni, più allenati ad interpretare le mosse degli islamisti si sono ben guardati dal cadere nella trappola.

Per Israele, quindi, a prescindere da chiunque fosse al governo, la guerra all’Iran e contro i suoi avamposti Hamas e Hezbollah non poteva che essere una ragione di vita. No, Netanyahu non ha fatto male i calcoli e il risultato non poteva che essere quello: guerra piena. Il suo successo è stato nel riuscire a convincere Trump trascinando così gli Stati Uniti. Un errore fatale questo coinvolgimento? No, perchè gli Usa avevano avviato nel 2020 (sempre con Trump) la strategia dei Patti di Abramo che erano un piano di pacificazione di tutto il medio oriente, il più serio, il più ampio e quello di maggior successo che ci sia mai stato. Un piano compreso e condiviso da molti paesi arabi (l’Arabia Saudita nel 2023 stava per riconoscere Israele) e questo è il motivo per il quale nessuno si è schierato con l’Iran.

Anche per il mondo arabo si tratta di una guerra esistenziale. Il progetto degli ayatollah era proclamato: distruzione di Israele, guerra agli Usa e all’occidente, conquista dei luoghi sacri dell’Islam che sono in Arabia Saudita. Il primo obiettivo era bloccare la ratifica dei Patti di Abramo per diffondere la guerra in tutto il medio oriente. Tutto molto chiaro e non si capisce perché gli stati europei non lo capiscano o, meglio, non vogliano trarne le conseguenze che sono semplici: la Repubblica islamica ha messo tutti quelli che si oppongono allo sconvolgimento del medio oriente nel mirino e quindi non ci può essere una soluzione negoziale che non passi da un serio indebolimento della capacità offensiva iraniana.

Questa guerra serve per bloccare i piani iraniani (spalleggiati da Russia, Cina e Corea del nord) e per il riassetto del medio oriente che varrà per i prossimi cento anni. Tutti gli appelli al dialogo e alla pace non valgono niente e somigliano in maniera patetica a quelli che venivano rivolti alla fine degli anni ’30 per evitare una guerra con la Germania nazista che Hitler aveva già deciso e pianificato.

Non bisogna quindi farsi distrarre dai discorsi di Trump che, forse, è stato convinto ad entrare in guerra senza rendersi conto delle conseguenze. Bisogna solo sperare che: 1 chi decide negli Usa abbia chiara la posta in gioco e non molli; 2 che gli stati che ricaveranno enormi vantaggi dal riassetto del medio oriente e dalla sconfitta della dittatura iraniana – l’Europa innanzitutto e poi i paesi asiatici – la smettano di recitare da idealisti mentre altri combattono e decidano di dare una mano. Una macchia nera c’è sugli stati europei che hanno negato l’uso delle basi ai jet americani. Va bene non partecipare direttamente, va bene non impegnarsi per tenere aperto Hormuz e Bab el-Mandeb i due stretti da cui passano i commerci Europa-Asia, ma non dare nemmeno un appoggio logistico è quanto di più simile alla vigliaccheria e all’opportunismo ci sia. Per lasciarsi tutte le strade aperte ovviamente e per la paura del terrorismo. Comunque avere Trump al comando è una disgrazia che distrugge alleanze, separa gli amici e impedisce di condividere strategie.

In realtà osservando l’andamento dal 7 ottobre 2023 ad oggi si ricava la netta impressione che molti in Europa abbiano puntato sulla sconfitta di Israele disposti a sacrificarla per tornare in buoni rapporti con la parte più aggressiva, retriva e guerrafondaia del mondo islamico che potrebbe vincere la guerra e dettare legge in medio oriente. Una scelta di campo che sarebbe premiata da fiumi di petrolio e dal consenso delle masse di immigrati musulmani

Claudio Lombardi

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